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Ennesimo atto di vandalismo ai monumenti.

Questa volta si tratta della fontana della piazzetta di Monteoliveto di Napoli, brutalmente imbrattata di inchiostro rosso.10402849_10152380482814927_8500594216099122735_n

La fontana seicentesca detta del Re Carlo II (piccolo), è da tempo oggetto di sconsiderate azioni di devastazione ed imbrattamento da parte di alcuni gruppi di giovani che frequentano lo spiazzo.
“Alcuni cittadini” commenta il consigliere della II municipalità Pino De Stasio, “nei mesi scorsi hanno affisso cartelli che esprimevano rabbia e sdegno verso chi scambiava per una discarica l’enorme vasca del monumento” (vedi foto qui sotto)10301366_10152380482744927_4317476801975403749_n(1)

Eppure l’incitamento degli stessi cittadini non è bastato a fermare i writers. 

Il vandalismo non risparmia nemmeno la città di Trani, dove da qualche giorno sono apparse nuove scritte lungo il molo di S. Antuono.
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Piazza Plebiscito: terra di nessuno

134951205-9bb932ed-5fba-4e13-ac10-8c5dd1273d2c“Piazza Plebiscito: terra di nessuno” è così che il quotidiano La Repubblica di Napoli intitola l’articolo dedicato allo stato di progressivo svilimento di una delle piazze più belle d’Italia. Stanno proliferando scritte sulle colonne, i marmi e persino sui sampietrini; il tutto in contemporanea con i lavori di restauro e di pulizia. E come se non bastasse i vandali si arrampicano oltre le transenne che delimitano i cantieri e ri-sporcano il colonnato, rischiando, inoltre, di farsi male.

134951258-b774b06e-e27d-46ac-977f-90fe886d9557La prefettura ha avviato un’indagine conoscitiva e insieme al Provveditorato ha inviato la notte scorsa una camionetta dell’esercito a stazionare sotto il porticato per sorvegliare il cantiere. Dure le risposte dei commercianti, che da tempo chiedono che vengano poste delle telecamere di sorveglianza. Inoltre i lavori in corso, che sono iniziati la scorsa estate, rappresentano un grande limite per l’attività di vendita di molti commercianti e termineranno non prima di un anno.

“Questa piazza è nostra, ma i Napoletani non se la godono” dice Gennaro Ponziani, direttore del ristorante Gambrinus di Napoli.

134951767-c054cf1f-d769-42d2-ac07-d0b7dcfe1f76Oltre agli sfregi si assiste quotidianamente a cartacce e mozziconi di sigarette in ogni dove e auto parcheggiate anche dove non potrebbero essere parcheggiate.

C’è anche chi, come l’assessore agli Edifici storici Carmine Piscopo, al contrario dei commercianti, ritiene che “Questi spiacevoli episodi potranno essere superati non con la sorveglianza (né la telecamera, né una volante della polizia giorno e notte), ma quando la piazza sarà veramente viva e per questo abbiamo un progetto.”
Bisognerà quindi attendere il termine dei lavori per poter vedere di nuovo la piazza in tutto il suo splendore?

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Queste invece le parole del soprintendente ai Beni architettonici Cozzolino:”Queste scritte sono il segno di un degrado culturale e civile di alcune fasce di popolazione. Servono azioni di promozione sociale, il controllo non basta.” e aggiunge “Per rivitalizzare il portico stiamo lavorando a percorsi culturali e turistici che coinvolgano anche l’ipogeo”.

Fonti: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2014/03/21/news/scritte_e_colonne_danneggiate_vandali_in_piazza_plebiscito_sgregio_ai_lavori_di_restyling-81534836/
– “Associazione antigraffiti”

Pignon: «I Decumani rovinati dai writers, salvate la vostra Storia»

Decumani - Napoli
«Sono veramente rammaricato di aver trovato il centro storico di Napoli deturpato e sfregiato da graffiti selvaggi, alcune insulae dei Decumani le ho ritrovate, dopo 25 anni, completamente coperte di scritte con vernice spray e questo non è bene: ho lavorato a lungo sul rapporto dei napoletani con la propria Storia e le tracce di questa Storia, mi rincresce, oggi stanno scomparendo», nell’incuria e nel vandalismo: è la logica conclusione omessa per carità di Patria. E sino a qui nessuna novità. Ma che a dirlo sia il padre della street art, che con stencil o serigrafie incollate sui muri ha sdoganato quel genere di performance artistica che ha le città per galleria – tanto da potersi considerare «il nonno» del supremo Bansky – fa un certo effetto. Si tratta di Ernest Pignon-Ernest, tornato a Napoli in occasione della proiezione di un film sui suoi lavori napoletani nella Settimana Santa del lontano ’88, ma di cui gli abitanti del centro antico ne serbano ancora il ricordo ed è questo l’incredibile svelato dal film di Luca Avanzini e colleghi, sei studenti di Milano e Parigi che hanno proiettato, nottetempo, foto delle opere murarie ormai scomparse sulle stesse facciate di tufo e piperno su cui erano state incollate 25 anni fa.

A differenza di molti graffitari (o dei volgari vandali) il lavoro di Pignon non è invasivo, la sua carta deperisce e muore (dunque la riproduzione dei suoi disegni 25 anni dopo è stata, già nelle intenzioni degli autori del film, una vera resurrezione, magari accolta dalla memoria di chi quelle opere le aveva viste nascere); ma sopratutto Pignon ripropone personaggi o dettagli di grandi opere, ad esempio dalla peste di Luca Giordano o la “Morte della vergine” di Caravaggio, e questi trovano la giusta collocazione in siti monumentali che a quelle opere rimandano. In questo modo Pignon indaga sul rapporto dei napoletani con la propria Storia o riavvicinandoli ad essa attraverso «sudari di carta», che lasciano emergere dalle antiche mura i fantasmi del passato. Niente a che vedere, insomma, con gli sfregi sulle facciate appena restaurate a San Giovanni Maggiore Pignatelli (e non sono i ragazzi dei bassi, il basso è la strada e la casa, non imbratterebbero mai le mura di casa propria) o con le firme a caratteri monumentali degli ultras, inamovibili persino sul campanile di San Lorenzo (nessuno si azzarda a cancellarle).

Pignon, pur mancando da Napoli da 25 anni, centra in pieno una questione portata dai comitati cittadini dinanzi all’Unesco, e nemmeno risolta con il grande Progetto Centro Storico che, pure investendo 100 milioni nel recupero della zona Unesco, non affronta nello specifico il problema della manutenzione spicciola per l’area dichiarata, nel ’95, patrimonio dell’umanità. Proprio ieri la giunta comunale ha approvato un intervento di manutenzione straordinaria dell’arredo urbano nel centro antico, opere per 844 mila euro per via Mezzocannone (ieri, intanto, interessata dal crollo del cornicione di una chiesa: sono 200 quelle abbandonate solo in centro, ndr) Sedile di Porto, via Degli Acquari e via Cortese e per le mura nord-orientali con via Santa Sofia e largo Santissimi Apostoli. Si recupereranno le pavimentazioni e i marciapiedi ed elementi di arredo urbano quali dissuasori, panchine e vegetazione. L’intervento non contempla, però (anche questo) la manutenzione ordinaria di chiese, palazzi e monumenti o il controllo delle isole dei Decumani e soprattutto la pulizia delle facciate imbrattate, operazione sino ad oggi eseguita esclusivamente da un gruppo di giovani volontari del comitato civico di Portosalvo, ad esempio in piazza Mercato e a Santa Chiara, dove nuovi sfregi sono riapparsi immediatamente dopo l’intervento di pulizia. Tra il porto e i Decumani, poi, a cumuli, rifiuti speciali o ingombranti di ogni genere (edili, Eternit o vecchi mobili) sono lasciati allegramente agli angoli delle strade non coperti da telecamere e proprio queste chiede la Municipalità, videosorveglianza per incastrare chi ormai con la propria Storia ha perso ogni contatto.

Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

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