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Archivi Mensili: gennaio 2014

Imbrattata la Casa del Manzoni

imbarattata casa manzoni

La denuncia: L’immobile dove è nato il grande scrittore devastato dai vandali dello spray

Imbrattata la Casa del Manzoni Scritte sui Muri, una battaglia da Vincere

Se non fosse per la targa in rilievo sopra il portone potrebbe essere una delle tante venticinquemila case di Milano completamente lerce di scritte spray, segnala il lettore Maurizio Carmignani, impegnato da anni nella battaglia contro i vandali dei muri. Invece quella a fianco, in via Visconti di Modrone, è una casa storica: è quella dove è nato Alessandro Manzoni. Speriamo che qualcuno in Comune si dia da fare per ripulire l’ennesimo sgorbio che offende la città. E magari prenda sul serio, una volta per tutte, l’idea di una grande campagna per restituire ai muri di Milano (da quelli noti a quelli meno noti) il giusto decoro. C’è un ombra di sfiducia in tanti milanesi dopo anni di denunce, articoli, interventi, appelli: sulle scritte con lo spray, sull’inciviltà degli imbrattamuri, la città ha perso. E il Comune si è fermato a metà strada: non è riuscito a sincronizzare educazione, pulizia e repressione, a far capire che insozzare un muro è un delitto. La battaglia per il decoro non è tempo perduto: ci vuole il coraggio di ricominciare.

Dal Corriere.it

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Un graffito per Papa Francesco

Cosa rappresentano i murales che vediamo apparire giorno per giorno fra le mura delle nostre città?
Cosa vogliono dirci i writers con i loro piccoli grandi graffiti?

Vediamo il caso  del murales che è apparso martedì tra le mura vicino al Vaticano.

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Il soggetto è niente meno che Papa Francesco, nelle sue vesti bianche, con in mano la sua solita valigetta da viaggio  su cui è stato scritto “Valores”, mentre prende il volo proteso in avanti con un braccio steso che richiama molto l’immagine del supereroe Spiderman. Il papa appare sorridente e quel calzino che fuori esce dalla sua valigetta gli attribuisce le sembianze di un uomo comune, in corsa contro il tempo!

La firma dell’ “opera di strada” sembra essere quella di Mauro Pallotta, artista romano classe 1972. Quale invece sia il motivo che l’ha spinto a realizzare quest’opera possiamo solo intuirlo; certamente essa rappresenta un elogio alla figura del papa e al suo intento di distribuire quei “Valores” di cui ha pieni i bagagli.

Il graffito è apparso subito un gesto simpatico, tanto che il profilo Twitter  del Vaticano ha deciso di  “tweettare” l’immagine del murales con questa didascalia: “Vi mostriamo un graffito trovato a Roma nelle strade vicino al Vaticano”.

Nessun commento negativo ha dunque accompagnato il graffito: è forse la prima volta che un’opera di street art non ne riceve.  Vediamo piuttosto come quella che è spesso vista come “l’arte dello scarabocchio” sta progressivamente mutando, assumendo piuttosto la forma di una modalità di espressione carica di messaggi e significati espliciti.

Chissà che non venga apprezzata di più ora che a promuoverla è stato anche il Vaticano..

La rivoluzione del colore al Marino del Tronto

Murales Marino del Tronto
Dopo le opere realizzate nella sala colloqui della sezione giudiziaria e quelle che hanno visto la decorazione del lungo corridoio che porta alle sale didattiche, una nuova ondata di colore arriverà in uno dei luoghi più delicati del carcere ascolano di Marino del Tronto. La sala colloqui in cui i detenuti al 41 bis incontrano i propri bambini e i familiari, e anche in un angolo del cortile interno. Il progetto ‘Coloriamo il carcere’ è entrato ieri nella terza fase, con la consegna simbolica di vernici colorate alla direttrice dell’istituto Lucia Di Feliciantonio, da parte di due testimonial d’eccezione. Il presidente del Tribunale di Ascoli Piceno, Fulvio Uccella e il presidente di Confindustria Bruno Bucciarelli. Alle 15, di fronte ai cancelli del supercarcere, è avvenuta la consegna, a cui hanno partecipato anche due detenuti ammessi al lavoro esterno in base all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. “PERCHÉ La vostra vita sia sempre piena di colore”, ha sottolineato il presidente Uccella rivolgendosi ai due detenuti, e rinnovando l’entusiasmo per un progetto che mira a portare un po’ di vita anche all’interno delle mura grigie del carcere. Un progetto che ha visto la partecipazione anche di giovani writers, pronti a portare la luce in un luogo, come quello del carcere, ancora troppo pieno di ombre e pregiudizi. La terza fase del progetto, coordinato dalla giornalista Teresa Valiani che è direttore del giornale del supercarcere ‘Io e Caino’, è partita proprio grazie all’interessamento del presidente del Tribunale, e di quello di Confindustria, che hanno reperito i fondi necessari all’acquisto di vernici e spray che verranno utilizzati. La sala colloqui per i detenuti sottoposti al regime del carcere duro, vedrà impegnati i ragazzi che hanno lavorato in corridoio: il writer ascolano Simone Galiè e le studentesse Marta Alvear Calderon, Laura Galetti e Annalisa Accica, affiancati dai detenuti che vorranno partecipare. Colorare il carcere vuole essere soprattutto un modo per riportare la luce in un luogo come il carcere, luce intesa come speranza. Speranza che vuol dire opportunità di lavoro per i detenuti, una volta usciti. OPPORTUNITÀ su cui il presidente di Confindustria Bucciarelli ha espresso la propria disponibilità. E che secondo la direttrice del carcere, Lucia Di Felciantonio, vuol dire formazione e istruzione dei detenuti all’interno, da sviluppare poi all’esterno. “Lo scorso anno – sottolinea la direttrice – sono stati otto i detenuti che hanno preso il diploma di scuola media, e ce ne sono altri che stanno seguendo un percorso formativo”. E c’è anche un detenuto al 41 bis, 40enne meridionale, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza. Studia privatamente, per poi dare gli esami in videoconferenza. E’ il suo modo per riscattarsi, e forse è l’esempio più eclatante di come il carcere possa cambiare la vita in positivo.

Dal  Il Resto del Carlino – Ascoli

La doppia vita degli artisti che di notte imbrattano muri

 

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Adesso ci si mettono anche gli artisti veri, quelli quotati. Di giorno creano opere d’arte sui muri e di notte vanno in giro ad imbrattarli con la propria tag. È il sospetto che gli agenti della polizia locale che si occupano del fenomeno hanno da qualche tempo. Ma è anche il dubbio dell’associazione nazionale graffiti che è sempre vigile sull’argomento. Dallo scorso maggio, infatti, sui muri di mezza città, sono aumentate le scritte Elvs e Kende. E in breve tempo non hanno risparmiato nessuna strada. Le puoi trovare da via Padova al Ticinese, nelle vie della movida e sulle circonvallazioni. Ma chi è Kende? E’ un musicista street-artist di origine bresciane. A Brescia infatti si è iscritto alla scuola d’arte Caravaggio, dove si è appassionato alla grafica pubblicitaria. Ma è rimasto affascinato dai graffiti che in quegli anni apparivano sempre più numerosi a Milano.

Kende ha vissuto anche a Londra dove, secondo chi gli sta sempre col fiato sul collo, ha lasciato un pesante ricordo di scritte vandaliche perfettamente riconducibili a quelle copiosamente trovate a Milano. A Londra ha fatto così tanto danno che a lui è stato addirittura dedicato un servizio sulla BBC. Eppure lo stesso ha tele che esibisce in varie gallerie. Vuoi che ci sia in giro un mitomane che va ad imbrattare i muri utilizzando la sua tag? Ma Kende non è un caso isolato. Su ogni genere di superficie può cadere l’occhio, ad esempio, sulla tag Morg e ritorna il dubbio: che sia lo stesso Mork che ha realizzato i bellissimi pannelli della Centrale Termica Quarenghi? E che dire della scritta 2501 che capeggia su molti muri e diverse carrozze dei treni?

Pioniere dell’urban art italiana, rampollo di una famiglia bene, 2501 si è spinto oltreoceano per confrontarsi e realizzare opere con artisti di altre culture. È apprezzato per il suo lavoro ed espone in importanti gallerie internazionali. Una curiosità: la tag 2501 sarebbe la data di nascita, il 25 gennaio. Insomma, se fossero veramente le loro tag che imbrattano la città, resta difficile stabilire il limite tra street art e writing vandalico. «È noto – sottolinea Fabiola Minoletti, studiosa del fenomeno – che spesso gli street artists usino la vetrina della strada, massacrandola di tag, per farsi pubblicità, oppure perché vittime di una trasgressione vandalica da cui non riescono a distaccarsi» E chi non si è accorto delle icone pop piazzate in giro per la città, in particolare quella dell’adorabile faccino di Arnold?

Dietro quel faccino, però, si nasconde la tag Zibe, un artista di strada nato a Città del Messico, che ormai da tempo vive e lavora a Milano. E che dire di Manuinvisibile, artista internazionale che da diversi anni si occupa di personalizzazioni pittoriche per compagnie italiane ed estere, utilizzando qualsiasi tipo di superficie. Predilige lo spray, ma la sua arte spazia avvalendosi anche di una vasta tecnica mista. «Gli artisti di strada – dicono gli esperti della polizia locale – hanno maturato nel corso degli anni una connotazione culturale propria. Di solito i writers più preparati artisticamente o più consapevoli del proprio talento, si dimostrano rispettosi nello scegliere il supporto delle loro opere, evitando i monumenti storici, i portoni dei palazzi, i muri della case. Forse non è più così».

Fonte: Milano Corriere

STRISCIA LA NOTIZIA: MILANO DEVASTATA DAI WRITERS – VIDEO

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VIDEO:  STRISCIA LA NOTIZIA

Esplode bomba carta in piazza Diaz ad Ascoli

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ASCOLI – Una bomba carta è esplosa ieri notte in piazza Diaz, nel quartiere di Campo Parignano ad Ascoli Piceno. L’esplosione ha danneggiato la vetrata antisfondamento di un bar che stava per riaprire dopo un periodo di chiusura. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri di Ascoli. La polvere da sparo ritrovata è all’esame degli artificieri. Un testimone avrebbe visto un giovane fuggire dopo l’esplosione a bordo di una Fiat Cinquecento.

dal Corriere Adriatico

Un albero “sospeso fra l’arte e la magia”

Avete mai pensato sia possibile la levitazione di un albero?

Se pensate di no guardate quest’immagine.

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La magia è avvenuta per mezzo di due ragazzi tedeschi:  gli street-artist  Daniel Siering e Mario Shu, che hanno lasciato tutti a bocca aperta con la loro arte, prima di tutto i cittadini di Postdam presso cui si trova quest’albero. La magia è presto spiegata: hanno avvolto un grande foglio di alluminio intorno a un albero e con le bombolette spray vi hanno riprodotto sopra il paesaggio visibile dietro il grande albero, che è stato realizzato con tale precisione da far sembrare che il tronco sia sospeso!

Ora quest’opera d’arte non può che arricchire maggiormente la città di Postdam, nota come la città tedesca con il più grande numero di siti culturali inseriti nella “lista di patrimoni dell’umanità” dell’UNESCO. 

Ancora una volta la street-art mostra la sua eccezionale capacità di stupire. Così com’è avvenuto a Roma, nel quartiere della Garbatella, dove da circa un mese è possibile ammirare la “Hole School” sulla facciata di un palazzo in via Caffaro. (foto affianco)

Sten&Lex, i due street-artist italiani già molto noti al livello internazionale, hanno chiamato così una delle tecniche della “stencil graffiti” di cui sono peraltro i precursori in Italia.

 

Godetevi adesso alcune delle opere di questi due artisti italiani!

GLI IMBRATTATORI DELLE TAG SI DANNO APPUNTAMENTO SU UN PROFILO DEL SOCIAL NETWORK

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Sono le crew a chiedermi di mettere in Rete i loro lavori. Ma non al telefono: ci intercettano

Snoopy è sparito dal muro. Le tag allineate sui palazzi sono state cancellate. Piazza Vittoria è stata pulita dai graffiti. Due settimane di rulli e intonaco, lavori conclusi il 20 dicembre, prima della riapertura. Costo: 14 mila euro, paga Brescia Infrastrutture. Non è bastato. Una scritta della piazza, vernice nera, firma Eb, rimane nell’album «Yo!», 20 like. Siamo su Facebook, pagina di Graffiti Brescia, 851 proseliti: i writers bresciani pubblicano qui i propri lavori. le proprie «imprese».La pagina l’ha fondata Rancho, quindici anni: foto, bozze, commenti. Ai graffitari come lui, l’assessore alla Sicurezza Walter Muchetti l’ha giurata: «Sto studiando un modo per prevenirli. Datemi tempo». Intanto poliziotti in borghese sono al lavoro: telecamere, indagini, pedinamenti e multe. Loro, i writers, sul profilo Internet, rispondono così: «Poveri sbirri illusi!».

«Ho iniziato a fare graffiti in terza media – racconta Rancho -. Lavoro da solo». La prima volta ha colpito il muro del municipio di Borgosatollo. Beccato: «Ho dovuto riverniciare tutto. A mie spese». La seconda, il tunnel delle scuole elementari. Altro blitz finito male: «Ma pensavo fosse legale». Adesso si sfoga solo dove è consentito: «Via Volta, cascina Maggia. Altrimenti scatta la multa, perché sono recidivo. A una crew (un gruppo, ndr.) che conosco hanno dato sanzioni per 75 mila euro. Altri due amici sono stati fermati in autostrada: hanno dovuto pulire i parchi pubblici». I writers hanno un loro «codice d’onore». Regola numero uno, inderogabile: mai sovrascrivere sopra la tag di un altro. O prepararsi alle conseguenze: «Ti riempiono di botte, se non sei nessuno. Quelli dell’8 Love, per dire, sono stati pestati dai N°O, perché hanno osato coprirli. Hanno scritto anche una canzone in cui li sbeffeggiavano».

Il profilo Facebook di Rancho è un caso unico a Brescia: «Giro, scatto foto, pubblico. Oppure sono le crew a chiedermi di postare le loro tag. Ma ci sentiamo solo a voce, non faccio nulla per telefono. Niente messaggi, niente chiamate, niente chat. Siamo intercettati tutti». Pure su Facebook? «La polizia ha dei profili, tipo Acab forever Brescia, o roba simile. Mi hanno anche scritto, chiedendo se conoscessi questo o quello. Li ho scoperti subito». La vita del graffitaro costa. Rancho spende una cinquantina di euro al mese. Mance dei nonni, per lo più. «Ancora studio: vorrei diventare grafico. Compro le bombolette su Internet: sono minorenne, in negozio non me le vendono». Lui ha chiuso con i palazzi privati. Del resto, la Loggia ha dichiarato guerra ai graffiti: multe e solleciti ai proprietari perché ripuliscano. Via con la pulizia e il protettivo contro la bomboletta recidiva. Lui però abbozza. «Si figuri. Non serve a nulla. Ma, dopo le denunce, alcune crew hanno smesso con i muri illegali. Certo, qui in città non è che ci sia tanto spazio, per noi».
Gli obiettivi sono i soliti. Via Volta, Cascina Maggia, qualche sottopassaggio. Dice Rancho: «Dovrebbero darci qualcosa in più». Altrimenti c’è la stazione. Molti «pezzi» sono raccolti nell’album «Bastardissimi»: via Einaudi, fabbriche, il vagone di un treno con l’autografo di Esko Tag Crew. Rancho non tocca i treni per svariate ragioni: «Primo, perché è illegale. E difficilissimo, pure. Secondo: dicono che ci vogliono almeno cinque anni di pratica prima di attaccare un vagone. Poi è pericoloso: meglio farlo a Milano, la stazione là è più grande». Di gruppi strutturati, in città, ce ne sono decine: «Troppi. Tra le crew più forti ci sono Scs, Eb, N°O, TQS. Sulla mia pagina ho aperto un concorso per votare la preferita. Ma i writers più bravi erano Limone e Crack». Limone alias Marcello Compagnoni. «Si è suicidato qualche anno fa. O forse è caduto mentre faceva una scritta». Crack era il nome in codice di Alberto Aperti: «S’è buttato dal Castello. Dicono che la polizia avesse scoperto la sua firma». Ci sono anche le loro tag, sulla pagina di Rancho. Graffiti alla memoria.

Brescia Corriere

PARTECIPA ATTIVAMENTE AL DECORO DELLA TUA CITTA’

APPLICAZIONE DECORO URBANO ASCOLI PICENO

Vi segnaliamo questa interessante applicazione sul Decoro Urbano da installare nei vostri cellulari. Tramite il vostro smartphone potrete segnalare le varie situazioni di degrado presenti nella nostra città. Le segnalazioni arriveranno direttamente al nostro comune. MI RACCOMANDO condividete e partecipate numerosi a questa interessante iniziativa. http://ascoli-piceno.decorourbano.org/.

In questo link troverete le app. sia per iOS o Android. http://www.decorourbano.org/applicazioni/

Ascoli Piceno: Ascoli Nostra segnala l’insostenibile degrado di Palazzo Balestra

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Facciata del Palazzo-Balestra – Ascoli Piceno

È da segnalare un altro esempio di degrado nel Centrale Corso Mazzini, proprio di fronte al Polo Culturale di Sant’Agostino e accanto al prestigioso Palazzo Sgariglia, dove sono iniziati i lavori di ristrutturazione su cui abbiamo espresso le nostre riserve e perplessità. Si tratta del Palazzo Balestra, la cui facciata risulta soggetta a vincolo, per cui si assiste ad un’insostenibile condizione di degrado: in  maniera progressiva l’intonaco si stacca dalla splendida facciata, creando situazioni di pericolo per i pedoni in transito che potrebbero malauguratamente essere colpiti dalla caduta dei relativi frammenti più o meno grandi. Più grave ancora la condizione dei frontoni delle fastose finestre, le cui ricche decorazioni si stanno man mano sbriciolando con la possibile caduta e, quindi, anche in questo caso con pericolo enorme per l’incolumità dei passanti.

A questo pericolo per la pubblica incolumità va peraltro aggiunto il danno che la progressiva scomparsa dal panorama cittadino di una delle facciate più nobili ed eleganti del periodo barocco sta arrecando al decoro e alla conservazione dell’inestimabile patrimonio architettonico della città e della sua prestigiosa memoria storica. Questa segnalazione vuole essere, quindi, un invito rivolto alle autorità perché vengano adottati, anche  in applicazione delle norme del Codice dei Beni Culturali ed in particolare di quanto disposto dall’art. 30 comma 3, tutti i provvedimenti necessari ed urgenti per porre finalmente termine a questa a questa incresciosa e inaccettabile situazione, eliminando prioritariamente la situazione di pericolo per la pubblica incolumità rappresentata dal cattivo stato di conservazione della prestigiosa facciata e consentendo in pari tempo il recupero e la conservazione di questa importante testimonianza della civiltà architettonica cittadina.

Prof. Gaetano Rinaldi

Presidente della Sezione di Ascoli Piceno di Italia Nostra

http://www.italianostra.org/?p=33157

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