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Archivi Mensili: febbraio 2014

La partita a scacchi con chi imbratta. Il Comune pulisce ma le scritte ricompaiono subito.

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ex cinema Delle Palme appena imbrattato – San Benedetto del Tronto

Come nel Gioco dell’oca: si fanno dei passi in avanti ma poi, spesso, si torna indietro al punto di partenza per poi dover ricominciare. E’ possibile fotografare in questi termini la campagna antigraffiti varata finora dall’amministrazione comunale. L’opera di ripulitura portata avanti dalla Multiservizi sta infatti mostrando tutti i suoi limiti. Una lotta impari, dove gli sforzi della partecipata municipale sono vessati nel giro di poco.
L’ultimo recentissimo esempio è riassumibile così: imbrattato-pulito-rimbrattato ancora pulito.  E’ quanto accaduto all’ex cinema delle Palme di via Gramsci, le cui superfici in pietra (non le vetrate né le porzioni in metallo) erano state tirate a lucido ad inizio febbraio. Ma la festa per gli occhi è durata poco. La mano dei vandali infatti ha colpito di nuovo, siglando delle nuove scritte, fortunatamente non troppo appariscenti. Gli operai sono dunque dovuti tornare sul posto per un nuovo maquillage. Ora tutto risplende nuovamente, ma ci si chiede: quanto durerà?

Questo continuo tira e molla dimostra che la semplice operazione di pulizia non può bastare. Non a caso, sempre più cittadini si aspettano dal Comune una risposta maggiormente incisiva, volta a combattere questa vera e propria piaga che non risparmia alcuna zona di San Benedetto, dal centro alla periferia.

Su tale fronte, all’orizzonte non si vedono novità significative. Intanto in città appaiono sempre nuovi sfregi che, a volte, vanno ben oltre il mero atto vandalico. Basti ricordare il recente raid sessista che ha visto deturpata una boutique del centro; oppure la frase a sfondo “campanilistico” apparsa sui pannelli del cantiere che, sul lungomare Nord, sta restaurando la villa Liberty acquistata dall’industriale ascolano Battista Faraotti. Qual che writer ha preso di mira anche i Bagni Andrea, deturpandone l’ingresso con una sigla poi cancellata dallo staff del noto locale estivo. Il titolare dello chalet, Sandro Assenti, non vuol fare di tutta l’erba un fascio: “Vanno incentivati i creativi che, con la vernice spray, realizzano delle vere opere di street art. Per loro il Comune dovrebbe mettere a disposizione delle nuove aree. Dall’altro lato, però, vanno smascherati quelli che imbrattano i muri come bieco atto di vandalismo. Si potrebbe creare un gruppo Facebook dove pubblicare le foto dei writers pizzicati sul fatto e dove raccogliere suggerimenti per contenere questo fenomeno. Oggi come oggi chiunque, con il cellulare, può riuscire a cogliere un gesto vandalico e ciò sarebbe anche un incentivo all’attenzione civica, perché il cittadino deve essere il primo vigile della propria città”. Per Assenti, inoltre, occorre varare una campagna di sensibilizzazione al grido: “Lo fareste sui muri di casa vostra?”.

Intanto, gli operai della Multiservizi continuano comunque nella loro opera di cancellazione delle scritte. Recentemente sono state ripulite diverse porzioni del ponte sul torrente Albula (zona lungomare) ed è in programma anche un make-up dell’imbrattatissimo immobile che, in piazza Nardone, ospita alcuni uffici dell’Azienda sanitaria.

Fonte: il Corrierie Adriatico

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Milano, lezioni contro il graffitismo nelle scuole: preserviamo la città

Quando parliamo di graffitismo, o di graffiti writing, ci riferiamo a quella forma di espressione, culturale e artistica, attraverso degli interventi pittorici sul tessuto urbano.

Questi in ogni caso vengono considerati atti di vandalismo e puniti secondo le leggi vigenti, poichè numerosi writer imbrattano, spesso impunemente, mezzi pubblici o edifici di interesse storico e artistico.
E così ecco che Unicef e l’Associazione Nazionale Antigraffiti hanno deciso di promuovere un’iniziativa che coinvolgerà i bambini delle scuole elementari e medie, al fine di tenere alcune lezioni contro il graffitismo.

L’iniziativa è nata dopo che, nei mesi scorsi, Unicef aveva avviato un progetto nelle scuole, con il consiglio di Zona 1, a seguito del quale è stato chiesto ai ragazzi quali temi avrebbe voluto affrontare in prima persona.

Tra le preferenze esposte dai ragazzi c’era proprio la pulizia delle città, e più specificamente quella dei muri.
Le due associazioni, dunque, incontreranno a Milano centinaia di studenti fra i 10 e i 13 anni per illustrare loro concetti come “vandalismo”, “sfida alla legalità” e “graffitismo vandalico”.

Durante gli incontri nelle classi, che dureranno due ore e potranno ripetersi di settimana in settimana, agli studenti sarà raccontata la storia del writing, a partire dai graffiti lasciati a Los Angeles negli anni Sessanta dalle bande di latinos, fino ad arrivare alla deriva vandalica di chi oggi incide con punteruoli le vetrine dei negozi del Ticinese.
Al termine del corso, poi,  i ragazzi verranno muniti di rulli, vernice e solventi per ripulire un luogo della città a loro scelta, che non sia per forza la propria scuola.
Il primo istituto che sarà visitato dai delegati Unicef e dagli attivisti antigraffiti, giovedì 27 febbraio, sarà la scuola media Cavalieri, in via Ariberto 14.
Nei giorni successivi, invece, sarà la volta delle scuole elementari e medie Diaz, con sedi in via Crocefisso e via Beltrami, della scuola media Beltrami, in piazza Massaia, della scuola media Majno, in via Quadronno, e della scuola civica Manzoni, in piazza XXV Aprile.

Fabiola Minoletti, portavoce dell’Associazione antigraffiti, ha dichiarato:

“Cominciamo dalle scuole del centro perchè lì i ragazzi hanno espresso il maggiore interesse per la tematica del writing e del rispetto degli spazi pubblici. E’ bello che lo spunto venga da loro e non dagli adulti…”

Dopo il centro, però, l’intenzione è quella di portare il progetto in altri quartieri, tant’è che le due associazioni hanno già stretto contatti con scuole della zona Buenos Airesviale Abruzzi.
Lo scopo di questo progetto, dunque, è quello di preservare il valore artistico delle città, spesso compromesso dall’imbrattamento selvaggio che, in questi casi, non ha nulla a che fare con l’arte.

Fonte: www.repubblica.it

Detenuti impegnati nella pulizia di graffiti

Saranno i detenuti del carcere di Brescia a ripulire gli edifici della città marchiati dalle tag dei graffitari di cui non sono stati trovati gli autori. Oltre che nella pulizia dalle scritte i detenuti saranno impegnati in altre iniziative socialmente utili, quali la pulizia dei giochi per bambini e di panchine e sottopassi. Il tutto rientra nel progetto, nato dalla collaborazione del Tribunale di Sorveglianza e le direzioni dei carceri di Canton Mombello e Verziano, che consiste nell’impiegare un massimo di dodici detenuti che stanno scontando la fine della loro pena con lo scopo “accompagnarli” verso il reinserimento nella società.

In realtà non si tratta della prima iniziativa a favore del reinserimento di detenuti, infatti già nel 2010 e nel 2012 la giunta comunale di Brescia ha votato a favore di altri progetti quali “Ripuliamo le cattive strade” in cui i detenuti hanno collaborato con altre associazioni nelle attività di prevenzione messe in moto dalla protezione civile fra le quali: sorveglianza e pulizia del torrente Val Carobbio e degli argini dei fiumi Mella e Garza. Assieme all’associazione CODA (Centro Operativo Difesa Ambiente), invece, i detenuti hanno dovuto dare una mano nella sorveglianza e nella salvaguardia di sentieri e colline.
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Questi progetti si sono rilevati  un’occasione unica per i detenuti, per i quali le possibilità di lavoro e di impegno all’interno delle mura del carcere sono quasi inesistenti, vista anche la situazione di sovraffollamento nella quale sono costretti a vivere. Oltre a ciò tali progetti non sono che un’ulteriore risposta positiva alla salvaguardia del territorio e, chiaramente, all’intera comunità.

A Vancouver gli oggetti urbani riprendono vita

Centro urbano di Vancouver

Un contenitore dell’immondizia riprende vita nel  centro urbano di Vancouver (Canada)

Le nostre città appaiono spesso grigie e tristi, non solo per la cronica carenza di spazi verdi ma anche perché palazzi, marciapiedi, strade, arredi urbani, spesso, sono tutti dello stesso triste colore. Così a Vancouver, in Canada, hanno pensato di dare un tocco di colore alle vie cittàdine con il Wrap Project,commissionando agli artisti locali la decorazione delle scatole elettriche poste sui marciapiedi.
Il concorso vede la collaborazione tra l’amministrazione cittadina e la Emily Carr University of Art and Design. Il primo concorso si è svolto lungo Granville Street con la decorazione di 11 centraline con graffiti urbani artistici.

Downtown Granville Street è il cuore della città di Vancouver, e rappresenta il centro vitale in cui sono concentrati negozi, divertimenti, ristoranti. La strada attira una grande quantità di frequentatori, ma nonostante ciò le scatole elettriche situate sui marciapiedi erano facili bersagli per il graffitari. L’insieme delle scatole elettriche, diventa così una collezione di arte pubblica che può essere ammirata liberamente da chiunque percorrendo Granville Street su entrambi i lati.

L’obiettivo non è solo quello di dare un nuovo fascino estetico alle strade ma anche quello di scoraggiare ed evitare il fenomeno dell’imbrattamento selvaggio di arredi e muri, da quando è partito il progetto, infatti, l’imbrattamento si è ridotto del 50%. Il Wrap Project, inoltre, consente agli studenti di esercitarsi in progetti concreti e alla cittadinanza di conoscere ed entrare in contatto diretto con le attività della scuola di arte, incentivando ilsenso di comunità.
Le opere attuali resteranno esposte per due anni, dopo di che verrà indetto un nuovo concorso e le opere scelte sostituiranno le attuali. In futuro il progetto verrà esteso anche ad altre aree della città.

Fonte:  http://www.greenme.it/

L’artista che ripara il mondo con i Lego

Bocchignano, Rieti

Bocchignano, Rieti

Il tedesco Jan Vormann (www.janvormann.com) è partito da Bocchignano in provincia di Rieti con un progetto, Dispatchwork, che è diventato globale: aggiustare piccoli buchi negli edifici con il Lego. Ora chiunque può diventare un Dispatcher e infatti il progetto ha raggiunto tutti i contenti nel mondo (www.dispatchwork.info). Da Tel Aviv ad Amsterdam, da Venezia al Cile e Ecuador, ecco il suo lavoro e, in fondo, la mappa dei paesi dove sono presenti opere di chi ha preso spunto da Jan.

Fonte: linkiesta.it

Bologna difende il bene comune con i suoi cittadini

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Cittadinanza attiva a Bologna

Dopo due anni di lavoro, la città si prepara a presentare un nuovo regolamento comunale. L’obiettivo è consentire ai cittadini di compiere gesti concreti per salvaguardare il patrimonio senza soccombere alla burocrazia. Il plauso del Quirinale.

Bologna diventa capitale “dell’amministrazione condivisa”, e tende la mano ai cittadini che vogliono impegnarsi. Pulendo un portico, cancellando un graffito, o curando un parco pubblico. Piccoli gesti civici che devo spesso pagare pegno alla burocrazia, passando sotto le forche caudine di scartoffie e permessi. Che fare allora? Bologna presenterà il 22 febbraio un regolamento che consente ai cittadini di partecipare alla gestione dei cosiddetti “beni pubblici”, strade, portici e parchi, senza soccombere alla burocrazia. E a beneficio di tutti.

Il sindaco Virginio Merola è capofila dell’idea, realizzata da Labsus (Laboratorio sussidiarietà), centro Antartide, e Fondazione del Monte, che si presenta come il primo tentativo di “tradurre” il principio costituzionale della sussidiarietà in regole amministrative. Un lavoro lungo due anni, che il 22 in Sala Borsa verrà consegnato nelle mani del ministro degli Affari Regionali Graziano Delrio, del sindaco di Lampedusa, di un rappresentante della giunta di Roma, e del primo cittadino di Calderara e che ha già ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una medaglia di riconoscimento. «Il progetto si chiama “Le città dei beni comuni” — spiega la vicepresidente di Labsus Maria Teresa Rosito — e vuole regalare a tutta l’Italia un regolamento open source, che potrà essere adottato e arricchito dagli altri Comuni, per consentire ai cittadini di contribuire al bene comune della propria città con sempre maggiore semplicità».

Il progetto è ambizioso, nato due anni fa con un contributo di 80mila euro della Fondazione del Monte, a partire da un articolo della Costituzione: il 118. Quello dedicato alla sussidiarietà, che dice che Stato, Regioni e Comuni devono aiutare i cittadini a raggiungere il bene comune. Un principio difficile però da realizzare. «Perché spesso coloro che lo fanno, ad esempio pulendo o ridipingendo il portico sotto casa, incorrono spesso anche in multe, perché occorrono una grande quantità di permessi per poter compiere certi piccoli gesti di cura per la propria città, in maniera corretta e rispettosa delle leggi e delle prescrizioni della Sorprintendenza», spiega la Rosito.

Ecco quindi che nasce il “regolamento” del bene comune: «Siamo partiti da tre quartieri di Bologna, Santo Stefano, Navile e San Donato, e abbiamo chiesto ai cittadini quale fosse secondo loro il primo problema cui applicarsi. Una volta individuato, li abbiamo accompagnati nella realizzazione del progetto, annotando quali fossero gli ostacoli trovati lungo la strada, nei rapporti con l’amministrazione. Da queste esperienze è nato il regolamento».

Tre le iniziative cui i cittadini si sono quindi dedicati: la pulizia dei portici di Santo Stefano, la cura del Parco della Zucca, e l’animazione unita alla riqualificazione del giardino Bentivogli. Il pacchetto di “regole” nate da queste tre esperienze, è stato scritto e approvato da un team di giuristi ed esperti, e sarà firmato e approvato dalla giunta bolognese il 18 febbraio, quattro giorni prima della consegna del regolamento al governo, e quindi anche alle altre città. Un assaggio, forse, della città «umanistica» invocata da Merola nella presentazione del suo programma di metà mandato, in cui il sindaco ha posto l’accento sulla «qualità dei bolognesi, che possono contribuire tutti con le loro individualità al benessere della città».

Fonte: La Repubblica – Bologna

Imbrattata la galleria di Brescia intitolata a Tito Speri

Aveva raggiunto uno stato vergognoso la galleria di Brescia che collega il nord città al centro cittadino, per via delle numerosissime scritte dei writers che hanno ricoperto le pareti ideate dall’artista austriaco Jorrit Tornquist.

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La galleria Tito Speri di Brescia prima dell’imbrattamento da parte dei writers

La denuncia definitiva è arrivata dal Corriere della Sera che critica chi aveva sostenuto che “sarebbe bastato chiamare un artista quale Jorrit Tornquist per salvare la galleria Tito Speri” dalle bombolette spray. Dall’articolo si legge anche:”Possibili writers sarebbero stati smascherati da telecamere in funzione continuamente. […] Non è andata così.”

Un articolo è bastato a mettere in moto una squadra di operai per rimuovere le scritte dei writers. Il loro lavoro è stato meticoloso: sono riusciti a cancellare l’imbrattamento senza intaccare il colore della struttura che vi era sotto. Per farlo hanno utilizzato un solvente apposito e dei getti d’acqua a pressione per spazzare via il tutto.

I lavori sono ancora in corso, anche se, come scrive Costanzo Gatta del Corriere della Sera di Brescia:

<<Resta solo un rammarico. Ancora una volta queste spese le pagherà il cittadino. E non chi ha sporcato.>>

Danneggiata la Fontana dei cani dai soliti vandali


sfregiata la fontana dei cani

Restiamo sempre attoniti davanti a queste notizie che risultano  davvero incomprensibili.  Gli autori di simili gesti sono veri e propri delinquenti e come tali vanno perseguiti  !!

ASCOLI – Un pezzo di storia amputato e non solo in senso figurato. Un’amara sorpresa questa mattina per gli ascolani che transitando in via Sacconi si sono trovati davanti uno spettacolo che desta rabbia e indignazione: la celebre “Fontana dei cani” è stata sfregiata da ignoti presumibilmente nella notte o durante le prime ore del mattino. A subire il danno le fauci di una delle due leonesse che come si può notare nella foto sono state tranciate di netto.
Forte la protesta di un gruppo di cittadini che dopo essersi accorti del danneggiamento hanno subito invitato il Comune a porre rimedio. Prevale l’ipotesi dell’atto vandalico considerando che il pezzo mancante non si trova. Se si fosse trattato di un incidente provocato da un’automobile, la parte mancate si sarebbe rinvenuta nell’area limitrofa alla celebre fontana di via Sacconi, una delle opere che maggiormente caratterizzano la città.

Dal Corriere Adriatico – Ascoli

Graffiti sulle Dolomiti

Sono numerose le problematiche che affliggono il Parco delle Dolomiti nel periodo di maggior affluenza turistica. Prima fra tutte la pericolosità in cui incorrono gli “alpinisti inesperti” arrivando in montagna senza un abbigliamento e dell’attrezzatura adeguata. Il CAI (Club Alpino Italiano) e il Soccorso alpino, oltre che a mettere in guardia gli improvvisati, sono continuamente impegnati ad assicurare piste da sci e pareti per gli scalatori messe in sicurezza, visto che non è affatto raro trovare sulle pareti chiodi da risalita incollati con colle sintetiche.
Come se non bastasse il maltempo e i terremoti recenti hanno danneggiato le piste d’alta quota, le quali, non messe in sicurezza per via della sostanziale mancanza di fondi, sono sempre più rischiose.

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Per ovviare  a tali problematiche e potenziare i controlli si è opportunamente pensato di costituire un corpo di guardie del Parco. Gli agenti, infatti, sono previsti dalla Legge regionale 42 del 1996, istitutiva dell’ente di tutela, ma per ora la disposizione è rimasta sulla carta. 

Ultimo, ma non importante problema, è  quello rappresentato dal crescente numero di scritte che appaiono sulle rocce. Si tratta di indicazioni sui sentieri e avvertimenti dipinti direttamente sulla roccia: una pratica che viene duramente condannata dal Club alpino italiano ma anche dall’Unesco,dal Parco e dai singoli esperti di alpinismo.

Detto ciò  non meraviglia che siano quasi sempre i volontari e gli amanti della natura ad occuparsi della messa insicurezza delle piste, oltre che della campagna di informazione sulla sicurezza delle attività di montagna, come d’altro canto deriva sempre da loro la serie di denunce che riempiono il web con la speranza di colpire l’attenzione di molti e di riuscire a far luce sul degrado che devasta le nostre montagne.

Anche i politici si uniscono ai venti di protesta, così l’onorevole Zanoni ha dichiarato: “I teppisti e chi li emula stanno violando almeno tre disposizioni penali e civili, vanno segnalati alle Procure della Repubblica di Pordenone, Udine, Belluno, Trento e Bolzano” e ha aggiunto che è pronto a consegnare 500€ a chi fornirà elementi utili per “beccare” gli anonimi <<writer delle rocce>>.

Passeggiate notturne anti-degrado a Bologna

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Bologna, 29 gennaio 2014 – Scuole e parchi per cominciare. Passeggiate notturne e presidio del territorio (la mappaa seguire. Gli assistenti civici arruolati dal Comune sono pronti a scendere in strada. Domani ci sarà la prima riunione tecnica dei Quartieri con l’assessore alla Sicurezza Nadia Monti per definire la mappatura dei luoghi più caldi. E a breve partiranno i corsi di formazione per le dodici associazioni scelte dall’Amministrazione. Obiettivo, dichiarato, è quello di avere i primi nuclei operativi a metà marzo, per un totale di oltre 20mila ore di servizio l’anno.

La novità è molto attesa dai Quartieri, anche in virtù delle positive esperienze simili degli anni passati (e delle emergenze segnalate dai cittadini). Prima di passeggiate e controllo del territorio (comprese le case Acer), si partirà da scuole e parchi, dove le idee sono già chiare: «Gli assistenti saranno molto utili per l’attraversamento di ragazzi e bambini durante le ore di entrata e di uscita da classe», spiega Ilaria Giorgetti, presidente del Santo Stefano. Una voce che vale per tutti i colleghi. La Giorgetti utilizzerà il personale delle associazioni alle scuole Cremonini-Ongaro di via Bellombra. Milena Naldi, a San Vitale, farà lo stesso per il nido di via Zaccherini Alvisi, «dove le strisce pedonali sono in una posizione complessa». In totale sono 45 gli impianti scolastici che il Comune punta a ‘custodire’ con gli angeli anti-degrado.

L’altro capitolo corposo riguarda i parchi. Le richieste sono moltissime, a partire dai Giardini Margherita: «La necessità di presidiarli è sotto gli occhi di tutti e vorremmo fare lo stesso anche all’Oliviero Olivo e alla Lunetta Gamberini», è la speranza della Giorgetti che, almeno per ora, dovrà abbandonare ogni progetto sui colli. Al Reno e Savena, la cura degli spazi verdi sarà una priorità: il parco Funakoshi, quello di via Speranza vicino al Mast e in via Tintoretto per il primo, il Paleotto per il secondo. A Navile il presidente Daniele Ara ha ‘prenotato’ l’Arcicaccia (una delle associazioni ammesse) per le Caserme Rosse, a Saragozza Roberto Fattori vorrebbe fare lo stesso con Stella Nostra per Villa Spada e Villa delle Rose. A San Donato proseguiranno i progetti al Parker-Lennon e a San Vitale toccherà al Tanara, già sotto tutela dell’associazione ‘Il parco’.

Infine, il capitolo più delicato, quello delle passeggiate di presidio (guai a paragonarle a ronde). Sarà necessaria una formazione mirata e guai a chiamarle ronde: «Sono semplici camminate di persone che controllano il territorio, in modo da avere degli occhi in più per strada», spiega Ara che intende proporle per via Albani e via Dall’Arca, le strade calde della Bolognina. Anche Stefano Borsari a San Donato le utilizzerà dove «esistono le criticità più gravi», mentre a Santo Stefano il rapporto già profondo con i Guardian Angels sarà il presupposto per nuovi progetti di questo tipo: «A partire dalla Mercanzia e da via delle Tovaglie, strade problematiche di cui si tende a parlare poco», sottolinea la Giorgetti.

Da Il Resto del Carlino – Bologna

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