SiAmo Ascoli

Insieme per una Ascoli migliore!

Archivi delle etichette: writers

Ennesimo atto di vandalismo ai monumenti.

Questa volta si tratta della fontana della piazzetta di Monteoliveto di Napoli, brutalmente imbrattata di inchiostro rosso.10402849_10152380482814927_8500594216099122735_n

La fontana seicentesca detta del Re Carlo II (piccolo), è da tempo oggetto di sconsiderate azioni di devastazione ed imbrattamento da parte di alcuni gruppi di giovani che frequentano lo spiazzo.
“Alcuni cittadini” commenta il consigliere della II municipalità Pino De Stasio, “nei mesi scorsi hanno affisso cartelli che esprimevano rabbia e sdegno verso chi scambiava per una discarica l’enorme vasca del monumento” (vedi foto qui sotto)10301366_10152380482744927_4317476801975403749_n(1)

Eppure l’incitamento degli stessi cittadini non è bastato a fermare i writers. 

Il vandalismo non risparmia nemmeno la città di Trani, dove da qualche giorno sono apparse nuove scritte lungo il molo di S. Antuono.
img_20140527_wa0011 img_20140527_wa0019_(1)
Annunci

Writer sorpresi con la bomboletta in mano: l’assessore li mette ai lavori forzati

index

ILLA GUARDIA –  Lavata di capo e «olio di gomito» per due writer sorpresi con la bomboletta in mano a danneggiare il palco del parco comunale: per loro nessuna denuncia ma scattano i «lavori forzati». L’episodio risale al pomeriggio di domenica scorsa, 9 marzo, quando alcuni membri della Pro loco hanno sorpreso due ragazzi intenti a imbrattare le pareti della struttura al centro dell’area feste del parco Garibaldi. I volontari hanno immediatamente allertato l’assessore all’Ambiente Valerio Perroni che si è recato sul luogo dell’accaduto: «Ero con gli amici della scuola dell’infanzia in occasione del secondo anniversario del pellegrinaggio della Madonna delle Armi quando, al termine del pranzo, sono stato chiamato al telefono e mi hanno chiesto di andare al parco comunale». Giunto sul posto l’assessore ha potuto constatare che i due autori della bravata erano una ragazza minorenne di Villa Guardia e un 20enne di Lurate Caccivio. E a quel punto è scattata la decisione di coinvolgere i vandali nella pulizia di quanto sporcato. «Il primo pensiero è stato quello di chiamare le Forze dell’ordine ma poi non l’ho fatto – spiega l’assessore Perroni – Abbiamo cercato di gestire il problema con le famiglie, con un po’ di buon senso. Fare una denuncia formale, iniziare una causa per danneggiamento, seppur tutte azioni giuste, avrebbe significato allungare i tempi della risposta e magari far ricadere le conseguenze economiche sui genitori».
Niente denuncia, dunque, ma una soluzione alternativa che costringesse i ragazzi a rimediare al danno provocato. Attraverso un’apposita convenzione sottoscritta nei giorni successivi con il Comune di Villa Guardia i due ragazzi dovranno ridipingere il palco. Morale: hai imbrattato ? Adesso ti rimbocchi le maniche e rimedi al danno provocato. Immediatamente. Tirata d’orecchie e lavoro. «Nessun dubbio che chi danneggia un bene pubblico debba essere punito conclude Perroni, che già negli scorsi anni era dovuto intervenire per mettere in fuga alcuni giovani «piromani» che volevano dar fuoco alle palme del parco – Di fronte a questi episodi, l’atteggiamento che assumiamo può essere diverso: punitivo, critico a parole o di intervento. Di sicuro non si può abdicare al compito educativo. In questo caso noi abbiamo optato per un intervento concreto, certi che le conseguenze legali sarebbero state forse eccessive per i due giovani».

http://www.giornalediolgiate.it/

Tentorio ai commercianti:«Dovete cancellare i murales»

 

wallcompleto_MGzoom

Non ci sono più dubbi sulla «battaglia dei murales» di via San Bernardino, largo Cinque vie e via Moroni. Il sindaco Franco Tentorio ha già preso carta e penna per dare una risposta definitiva ai residenti sul piede di guerra e pure all’associazione per il Borgo San Leonardo (composta da parecchi commercianti), che ha sempre difeso le opere realizzate sulle pareti esterne di palazzi storici. «Non c’era il permesso nè dell’Amministrazione nè della Sovraintendenza — si legge nella lettera del sindaco a una residente. Abbiamo già chiesto all’associazione di via di provvedere alla rimozione di tutti i murales, ricevendo precise rassicurazioni in merito».

Il caso era scoppiato a metà settembre 2013 durante il Bergamo Buskers Festival, primo evento degli artisti di strada a Bergamo (evento patrocinato dal Comune e inserito nel programma di BergamoEstate2013) in cui svariati writers avevano realizzato alcuni graffiti. «L’Associazione per il Borgo San Leonardo — si leggeva nel volantino di presentazione diffuso a settembre — in accordo con i proprietari di alcuni immobili e con il benestare della giunta comunale ha deciso di ripulire le scritte e graffiti di cattivo gusto che appaiono su muri e saracinesche. Verranno riprodotti murales con temi sobri e piacevoli allo sguardo, che abbelliranno in modo temporaneo le zone in attesa di ripulitura». Però i disegni, che riportavano scene di vita quotidiana sullo sfondo di un cielo azzurro molto acceso (persone stilizzate che fanno shopping, una nonnina con il bastone, animali a spasso per la città), non sono piaciute a tutti. Stesso discorso per i dipinti sulle saracinesche dei negozi (una, ad esempio, rappresenta il volto dolce di un bambino che sorride) o la scritta «Borgo San Leonardo» con caratteri medievali sulla parete frontale in largo Cinque Vie. Il giudizio estetico complessivo di alcuni residenti è stato fin da subito categorico: «È uno scempio autorizzato», avevano protestato, lanciando subito una vera e propria azione legale (coinvolti a suon di lettere ed esposti Comune, Soprintendenza, Ministero per i Beni culturali) nel tentativo di far cancellare tutto il prima possibile.

Se mesi dopo, nonostante qualche scaricabarile (l’associazione voleva salvarli, la Soprintendenza spingeva per toglierli, l’amministrazione restava in silenzio), è arrivata la presa di posizione del Comune di Bergamo. «Siamo al corrente che l’associazione per il Borgo San Leonardo dovrà farsi carico della rimozione di tutti i murales — spiega sconsolato il presidente dell’associazione di via Luciano Piro —. Stiamo ancora aspettando che il Comune ci contatti per concordare in che modo intervenire. Su eventuali multe o spese da sostenere non sappiamo ancora nulla ma confermiamo che non disponevamo di alcun permesso scritto per realizzare i murales. C’era solo un lasciapassare “a voce” del vicesindaco Gianfranco Ceci, un accordo che però sembra non conti nulla. Proveremo ancora a convincere l’amministrazione per tenere queste opere, ma sembra quasi inutile». Nei commercianti resta la delusione per quanto accaduto. «Non riusciamo a capire perché si consideri scempio quello che abbiamo creato artisticamente — continua Piro —, volevamo solo ravvivare il borgo. Per quale motivo nessuno in questi anni ha inviato esposti o mail di protesta per quei muri pieni di pasticci e scritte oscene? I nostri murales volevano dare un volto nuovo al borgo, un po’ di colore».

Soddisfatti a metà i residenti che hanno puntato il dito contro le opere degli writers. «Dal punto di vista pratico sembra ancora tutto fermo — raccontano —. Stiamo aspettando di sapere dall’amministrazione quando si passerà dalle parole ai fatti e partiranno questi lavori di cancellazione».

Fonte: http://bergamo.corriere.it

La partita a scacchi con chi imbratta. Il Comune pulisce ma le scritte ricompaiono subito.

mu

ex cinema Delle Palme appena imbrattato – San Benedetto del Tronto

Come nel Gioco dell’oca: si fanno dei passi in avanti ma poi, spesso, si torna indietro al punto di partenza per poi dover ricominciare. E’ possibile fotografare in questi termini la campagna antigraffiti varata finora dall’amministrazione comunale. L’opera di ripulitura portata avanti dalla Multiservizi sta infatti mostrando tutti i suoi limiti. Una lotta impari, dove gli sforzi della partecipata municipale sono vessati nel giro di poco.
L’ultimo recentissimo esempio è riassumibile così: imbrattato-pulito-rimbrattato ancora pulito.  E’ quanto accaduto all’ex cinema delle Palme di via Gramsci, le cui superfici in pietra (non le vetrate né le porzioni in metallo) erano state tirate a lucido ad inizio febbraio. Ma la festa per gli occhi è durata poco. La mano dei vandali infatti ha colpito di nuovo, siglando delle nuove scritte, fortunatamente non troppo appariscenti. Gli operai sono dunque dovuti tornare sul posto per un nuovo maquillage. Ora tutto risplende nuovamente, ma ci si chiede: quanto durerà?

Questo continuo tira e molla dimostra che la semplice operazione di pulizia non può bastare. Non a caso, sempre più cittadini si aspettano dal Comune una risposta maggiormente incisiva, volta a combattere questa vera e propria piaga che non risparmia alcuna zona di San Benedetto, dal centro alla periferia.

Su tale fronte, all’orizzonte non si vedono novità significative. Intanto in città appaiono sempre nuovi sfregi che, a volte, vanno ben oltre il mero atto vandalico. Basti ricordare il recente raid sessista che ha visto deturpata una boutique del centro; oppure la frase a sfondo “campanilistico” apparsa sui pannelli del cantiere che, sul lungomare Nord, sta restaurando la villa Liberty acquistata dall’industriale ascolano Battista Faraotti. Qual che writer ha preso di mira anche i Bagni Andrea, deturpandone l’ingresso con una sigla poi cancellata dallo staff del noto locale estivo. Il titolare dello chalet, Sandro Assenti, non vuol fare di tutta l’erba un fascio: “Vanno incentivati i creativi che, con la vernice spray, realizzano delle vere opere di street art. Per loro il Comune dovrebbe mettere a disposizione delle nuove aree. Dall’altro lato, però, vanno smascherati quelli che imbrattano i muri come bieco atto di vandalismo. Si potrebbe creare un gruppo Facebook dove pubblicare le foto dei writers pizzicati sul fatto e dove raccogliere suggerimenti per contenere questo fenomeno. Oggi come oggi chiunque, con il cellulare, può riuscire a cogliere un gesto vandalico e ciò sarebbe anche un incentivo all’attenzione civica, perché il cittadino deve essere il primo vigile della propria città”. Per Assenti, inoltre, occorre varare una campagna di sensibilizzazione al grido: “Lo fareste sui muri di casa vostra?”.

Intanto, gli operai della Multiservizi continuano comunque nella loro opera di cancellazione delle scritte. Recentemente sono state ripulite diverse porzioni del ponte sul torrente Albula (zona lungomare) ed è in programma anche un make-up dell’imbrattatissimo immobile che, in piazza Nardone, ospita alcuni uffici dell’Azienda sanitaria.

Fonte: il Corrierie Adriatico

Imbrattata la Casa del Manzoni

imbarattata casa manzoni

La denuncia: L’immobile dove è nato il grande scrittore devastato dai vandali dello spray

Imbrattata la Casa del Manzoni Scritte sui Muri, una battaglia da Vincere

Se non fosse per la targa in rilievo sopra il portone potrebbe essere una delle tante venticinquemila case di Milano completamente lerce di scritte spray, segnala il lettore Maurizio Carmignani, impegnato da anni nella battaglia contro i vandali dei muri. Invece quella a fianco, in via Visconti di Modrone, è una casa storica: è quella dove è nato Alessandro Manzoni. Speriamo che qualcuno in Comune si dia da fare per ripulire l’ennesimo sgorbio che offende la città. E magari prenda sul serio, una volta per tutte, l’idea di una grande campagna per restituire ai muri di Milano (da quelli noti a quelli meno noti) il giusto decoro. C’è un ombra di sfiducia in tanti milanesi dopo anni di denunce, articoli, interventi, appelli: sulle scritte con lo spray, sull’inciviltà degli imbrattamuri, la città ha perso. E il Comune si è fermato a metà strada: non è riuscito a sincronizzare educazione, pulizia e repressione, a far capire che insozzare un muro è un delitto. La battaglia per il decoro non è tempo perduto: ci vuole il coraggio di ricominciare.

Dal Corriere.it

STRISCIA LA NOTIZIA: MILANO DEVASTATA DAI WRITERS – VIDEO

Milano- Writers

VIDEO:  STRISCIA LA NOTIZIA

Segni di inciviltà

Image

Battistero di San Giovanni(XI-XII SECOLO)

Ennesimo atto vandalico contro la nostra città. Questa volta “i soliti noti” hanno deciso di imbrattare il portone del Battistero di San Giovanni, distante pochi metri dalla Cattedrale di Sant’Emidio. E’ ora di fermare questo scempio o no?!

Graffiti: arte o vandalismo? Facciamo chiarezza..

foto:windoweb.it

La pratica dei murales è percepita dalla società come una vera e propria piaga: attività che lede il decoro delle città e dei patrimoni artistici.

I writers, in quanto deturpatori di proprietà pubbliche e private, vengono comunemente definiti“vandali”Alcune persone ritengono, invece, si debba distinguere tra semplici imbrattatori e veri e propri artisti.

writers, a prescindere dalla complessità delle loro opere, sono invece convinti di appartenere a una categoria distinta: quella dei nuovi artisti.

Così come nell’antichità l’uomo primitivo graffiava le grotte, oggi i writers consumano bombolette sui muri urbani. Poco è cambiato, a conti fatti.

I murales, o i graffiti in generale, sono da sempre un mezzo di comunicazione di massa che consente di gridare, seppur in silenzio e a costo zero, le verità di gruppi di persone.

Da un punto di vista sociologico, le ragioni che spingono i writers a “imbrattare” beni altrui sono:

1. voglia di evadere, magari rappresentando mondi fantastici;

2. voglia di colorare, quindi dare vita alle grigie città;

3. voglia di scuotere le coscienze umane e di interrompere la frenesia del mondo, sempre in corsa contro il tempo;

4. necessità di protestare contro una società ricca di contraddizioni, in cui spesso il potere si serve del diritto per reprimere le minoranze e portare avanti l’ideologia del momento.

I writers non accettano, inoltre, che la società preservi e promuova i graffiti del neolitico o gli affreschi egizi e non le loro opere creative. Sono convinti che anche i semplici scarabocchi o simbolisiano espressioni artistiche pregne di significato.

In sociologia, si tende ad accomunare i murales ai cartelloni pubblicitari in termini di impatto visivo e contenutistico. L’unica differenza risiederebbe nello scopo sotteso: inviare un messaggio gratuito, nel primo caso, e perseguire uno scopo di lucro nel secondo.

Tuttavia, se è vero che l’arte non deve essere ostacolata, è anche vero che non può essere imposta. L’arte deve essere ricercata in base alle proprie attitudini e al proprio gradimento.

La cosa che aggrava il quadro è che tutto ciò avviene a spese altrui, in quanto i costi per il recupero dei beni deturpati grava su chi “subisce” questa forma d’arte.

Poco allettante sarebbe per chiunque l’idea di svegliarsi al mattino e trovare un proprio bene imbrattato, soprattutto se dietro a esso si celano le fatiche e i risparmi di una vita. L’arte è anche rispetto per gli altri.

Senza poi parlare dei casi in cui neo-espressioni artistiche vengono impresse su opere d’arte preesistenti. Deturpare l’arte con la propria “creatività” è una grossa forma di inciviltà, e questo cozza con il concetto di artista.

Si esige democrazia, ma se ne contraddicono quotidianamente i presupposti. Con questo atteggiamento, però, ciascuno resterà saldamente arroccato sulle proprie posizioni.

Se è davvero il dialogo che si vuole, si faccia di tutto per renderlo costruttivo.

In una società civile, si devono contemperare due opposte esigenze: il diritto di esprimersi liberamente, senza che vengano ostacolate le proprie manifestazioni artistiche, e il diritto di scegliere se accettare o meno la presenza dell’altrui arte, magari a scapito della proprietà privata o del bene pubblico.

Concetto da tener presente è che, la libertà di ciascuno finisce laddove inizia la libertà altrui. Solo in questo modo si delimitano reciproci spazi di libertà, equipollenti gli uni agli altri.

Quando il buonsenso non consente a ciascuno di capire fin dove ci si può spingere senza violare il precetto del “non danneggiare gli altrui diritti” [1], interviene la legge ponendo dei paletti all’arbitrio umano.

Per rendere meno rigidi questi confini è necessario giungere a un compromesso.

Si potrebbero adibire zone ad hoc, come si fa ormai in molte città del mondo. Questo punto accende però grosse polemiche, in quanto i writers ritengono che tale soluzione costituisca un’ennesima forma di imposizione proveniente dallo Stato. È quasi come se li si volesse ghettizzare.

Senza un atteggiamento di apertura  non si approderà mai da nessuna parte.

Non è giusto reprimere l’arte come non lo è  costringere i privati e le amministrazioni, quindi indirettamente i cittadini, a sostenere ingenti spese per il recupero dei beni violentati!

Una soluzione potrebbe rinvenirsi proprio nel codice penale [2], con riferimento al concetto diconsenso dell’avente diritto.

Questa causa di esclusione della responsabilità prevede che chi è titolare di un diritto, del quale può disporre, ha la possibilità di rinunciare alla tutela dello stesso. Per cui se al proprietario di un edificio piace l’idea di un murales sulla facciata di casa potrebbe autorizzare un writer a dare sfogo alla sua creatività su di essa.

Tuttavia, vivendo in una società civile, anche il proprietario esclusivo di un bene deve attenersi ad alcune regole. In particolare, dovrà rispettare i vincoli imposti da un eventuale “piano del colore”[3] o da un “regolamento condominiale”.

Superato il problema dei regolamenti, e compatibilmente con essi, potrebbe anche trovarsi un punto di incontro e, perché no, magari riuscire a riproporre il modello offerto dalla “Perla del Tirreno”,Diamanteconnubio perfetto tra arte e decoro.

Ma questo non saremo noi a deciderlo, perlomeno in questa sede. Ai posteri, dunque, l’ardua sentenza!

[1] Principio del “Neminem laedere”: non danneggiare nessuno.

[2] Art 50 c.p.

[3] Il piano del colore è un regolamento comunale che indica i criteri da seguire e cui uniformarsi per garantire una valorizzazione cromatica del complesso urbano, in un’ottica di insieme.

(“La Legge per Tutti” è un portale che spiega e traduce, in gergo non tecnico, la legge e le ultime sentenze, affinché ogni cittadino possa comprenderle. I contenuti di queste pagine sono liberamente utilizzabili, purché venga riportato anche il link e il nome dell’autore).

 Sito amministrato dallo Studio Legale Avv. Angelo Greco (www.avvangelogreco.it). Nell’ambito del diritto civile, svolge consulenza alle imprese, diritto della rete e diritto d’autore, diritto dei consumatori, privacy, procedure espropriative.

fonte: associazioneantigraffiti.it

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: