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Il “NO AI GRAFFITI” dall’Ateneo di Bologna in via Zamboni

bolo2 Non è ormai un caso che l’eco del “NO al degrado” si ripeta in una città quale Bologna, i cui abitanti ormai da tempo avanzano richieste per poter agire in prima persona per vedere più ospitale la propria città , senza dover aspettare le lunghe pratiche burocratiche. Proprio in questi giorni infatti, dopo una serie di richieste, il Comune ha dato in omaggio i kit anti-graffiti ai commercianti, perché possano autonomamente servirsene.

Oltre a loro anche l’Ateneo della città ha deciso di lasciare un’impronta, quella più visibile, ripulendo via Zamboni, la via più frequentata dagli studenti universitari, dai numerosi graffiti e volantini che la ricoprivano quasi del tutto.

Sono stati stanziati 70 mila euro per l’opera di pulizia che durerà da qui fino a gennaio, ogni qual volta che si ripresenteranno scritte simili.

Non è stato tolto, invece, il murales dedicato a Francesco Lorusso e quello vicino ad esso.bolo

Inoltre verranno istallate altre telecamere nella zona che, insieme a quelle già attive del Comune, aiuteranno a monitorare meglio la situazione. “Non è bello farci prendere per il naso – commenta il prorettore Roberto Nicolettinoi puliamo e c’è chi sporca di nuovo. Per questo useremo, nei limiti della legge, anche le telecamere.”

Un grande esempio quello dell’Alma Mater Studiorum che ha reso la zona universitaria “più bella” come ha detto anche il prorettore Nicoletti. Chissà che questo non spinga gli stessi studenti ad agire personalmente per mantenerla così com’è ora.

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La Spezia: più di 500 mila euro stanziati dal Comune per il decoro urbano

Niente più graffiti, muri sporchi, niente più vandalismo né abbandono di rifiuti. Da qui intende partire la città di La Spezia per combattere il degrado che la caratterizza. Il Comune ha stanziato 270 mila euro per la pavimentazione e 250 mila invece per l'arredo urbano e la pulizia dei graffiti, che ha già visto i suoi primi risultati lungo via del Prione e le strade laterali, per estendersi al più presto a corso Cavour e poi tutta la città. Per quanto riguarda la pulizia di edifici privati il Comune ha, come prima cosa, informato i vari condomini chiedendo loro pareri contrari a proposito del progetto e ha iniziato successivamente i lavori con l'impiego di alcuni operai del comparto "Lavori pubblici" che hanno ricoperto una serie di scritte tramite del colore. <> Nel complesso verranno riverniciati in color “canna di fucile” tutti i cestini portacarta e spazzatura minuta esistenti in città e ne verranno installati 50 nuovi dello stesso colore, chiamati in gergo “siluri”, dotati anche di supporto per spegnere le sigarette. Inoltre, in vari punti della città e in vista delle telecamere di sorveglianza saranno collocate 50 rastrelliere porta biciclette, ciascuna da 4 posti (anche in questo caso si tratta di un primo lotto), in modo da eliminare lo sconcio delle biciclette legate e abbandonate ovunque, dalle ringhiere ai pali della segnaletica, che saranno rimosse.>> <<Si tratterà di un intervento globale che dovrebbe mettere ordine e pulizia nella più bella piazza cittadina  - ha concluso -sanzionando i comportamenti maleducati che la deprimono».

Mura del centro di La Spezia

Niente più graffiti, muri sporchi, niente più vandalismo né abbandono di rifiuti. Da qui intende partire la città di La Spezia per combattere il degrado.

 

Il Comune ha stanziato 270 mila euro per la pavimentazione e 250 mila, invece, per l’arredo urbano e la pulizia dei graffiti, che ha già visto i suoi primi risultati lungo via del Prione e le strade laterali, per estendersi al più presto a corso Cavour e poi a tutta la città.

 

Per quanto riguarda la pulizia di edifici privati il Comune ha, come prima cosa, informato i vari condomini chiedendo loro pareri contrari a proposito del progetto e ha iniziato successivamente i lavori con l’impiego di alcuni operai del comparto “Lavori pubblici” che hanno ricoperto una serie di scritte con del colore il più simile a quello della pareti.

<<Nel complesso – ha dichiarato l’assessore all’Arredo urbano, Corrado Mori –  verranno riverniciati in color “canna di fucile” tutti i cestini porta-carta e spazzatura minuta esistenti in città e ne verranno installati 50 nuovi dello stesso colore, chiamati in gergo “siluri”, dotati anche di supporto per spegnere le sigarette. Inoltre, in vari punti della città e in vista delle telecamere di sorveglianza saranno collocate 50 rastrelliere porta biciclette, ciascuna da 4 posti (anche in questo caso si tratta di un primo lotto), in modo da eliminare lo sconcio delle biciclette legate e abbandonate ovunque, dalle ringhiere ai pali della segnaletica, che saranno rimosse.>>

<<Si tratterà di un intervento globale che dovrebbe mettere ordine e pulizia nella più bella piazza cittadina – ha concluso Mori -sanzionando i comportamenti maleducati che la deprimono.>>

Rimozione graffiti da saracinesca

 

Combattere il degrado si può! Oggi vediamo come pulire una saracinesca. Il prodotto utilizzato in questo video si chiama GEAL Graffì Tergent, si trova in qualunque ferramenta. Per pulirla basta una quantità molto piccola. In alternativa si possono utilizzare anche altri prodotti antigraffiti adatti a questo scopo.

Insieme SiAmo Ascoli!

Ragazzi e ragazze della scuola primaria contro i graffiti

MILANO – Si è rivelato un gran successo il NO GRAFFITI DAY di sabato scorso organizzato dal Consiglio di Zona 1 dei Ragazzi e delle Ragazze, dal Comitato Unicef di Milano, sotto la regia dell’Associazione Nazionale Antigraffiti.

Più di 450 scritte vandaliche sono state rimosse da 80 ragazzi-volontari tra i 10 e i 13 anni che frequentano gli ultimi anni delle scuole elementari e medie del Centro di Milano, appartenenti agli istituti: Majno di via Quadronno, Cavalieri di via Ariberto, Scuola Primaria di via Crocefisso, Cavalieri di via Anco Marzio, scuola media Beltrami di Piazza Massaia e Civica di via Manzoni.

Sono stati proprio i ragazzi del Consiglio di Zona 1 a voler parlare di writing vandalico, attraverso una serie di lezioni tenute dai volontari dell’Associazione Nazionale Antigraffiti nel mese di aprile.

Dal percorso teorico si è ora passati alla pratica sul territorio, attraverso la realizzazione di tre cleaning: dopo aver scelto le aree d’intervento, i ragazzi si sono attivati per la richiesta delle autorizzazioni, per la preparazione dei materiali, per il volantinaggio dell’iniziativa e, con il supporto logistico-tecnico dell’ associazione, per la comunicazione.

LE VERNICI E I MATERIALI SONO STATE ACQUISTATE DAL CONSIGLIO DI ZONA 1

Qui sotto le immagini dei protagonisti del NO GRAFFITI DAY al lavoro e dell’edificio scolastico dopo il loro intervento

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FONTI: Associazione nazionale antigraffiti

Censimento e multe scoraggiano i graffitari

Il censimento dei graffiti che ha visto in prima linea la Polizia locale.

Il censimento dei graffiti che ha visto in prima linea
la Polizia locale.

Varese – Saranno state le multe a carico di giovani graffitari sorpresi negli imbrattamenti, come accaduto dietro la basilica per gli “scarabocchi” sul pozzo. E forse anche l’iniziativa del censimento, da parte della Polizia locale, di tutte le scritte e i disegni sui muri, che ha portato ad un catalogo delle firme e delle tag più ricorrenti; la voce che i vigili stavano facendo questo servizio è circolata infatti subito tra i ragazzi della bomboletta spray. Resta il fatto che dall’inizio dell’anno sono diminuiti, anzi quasi spariti, i nuovi imbrattamenti. Lo rivela l’assessore alla Polizia locale, Carlo Piatti, che di recente ha fatto il punto della situazione con il nucleo di agenti che è specializzato appunto sul fenomeno, varesino, delle scritte selvagge.
«Abbiamo constatato – spiega l’esponente della giunta Fontana – che i muri ripuliti dai proprietari di casa non sono stati più presi di mira. E’ un segnale incoraggiante. Certo, è presto per dire che i graffitari fuori dalle regole hanno smesso di colpire. Ma qualcosa di positivo è successo».
Dalle verifiche della “task force” del comando di via Sempione, emergerebbe infatti un netto rallentamento delle “bombolette spray”. La città, come aveva ammesso a suo tempo e conferma ora Piatti, è sempre traboccante di scritte (i padroni dei palazzi dovrebbero provvedere ma va tenuto conto dei costi e del rischio di vederseli poi nuovamente deturpati), però la sensazione è che «le misure messe in campo diano qualche risultato». E altre se ne aggiungeranno: la recente approvazione in giunta del protocollo “Varese sicura” rafforza i controlli sul fronte del decoro e questo si tradurrà, rivela Piatti, «in maggiori attenzioni al problema dei graffiti selvaggi». «Sappiamo che agiscono quando nessuno li vede, soprattutto di notte, ma un po’ di vigilanza, anche a tarda ora, riusciremo a garantirla».
Il censimento ha mostrato che scritte e disegni si concentrano soprattutto nel “cuore” della città; quelli in periferia sono da attribuire a giovani non organizzati che vogliono emulare ai gruppi crew, dunque i graffitari più “sgamati”. «In centro – spiega ancora l’assessore – abbiamo rilevato la presenza di tag che vanno ricondotte a “tribù” ricorrenti di graffitari. Sono più o meno sempre gli stessi gruppi. Tanto per fare qualche nome: “Gigi”, primatista degli imbrattamenti, e poi Rtmk e Psc, oltre ad un fantasioso “the machine”. «Dopo aver catalogato queste situazioni, ci stiamo occupando di risalire all’identità dei giovani che stanno dietro alle tag. Ma non è facile. Però, ribadisco che le indagini e gli approfondimenti che abbiamo svolto, sono serviti un po’ da deterrente».

Fonte: La Prealpina

Pignon: «I Decumani rovinati dai writers, salvate la vostra Storia»

Decumani - Napoli
«Sono veramente rammaricato di aver trovato il centro storico di Napoli deturpato e sfregiato da graffiti selvaggi, alcune insulae dei Decumani le ho ritrovate, dopo 25 anni, completamente coperte di scritte con vernice spray e questo non è bene: ho lavorato a lungo sul rapporto dei napoletani con la propria Storia e le tracce di questa Storia, mi rincresce, oggi stanno scomparendo», nell’incuria e nel vandalismo: è la logica conclusione omessa per carità di Patria. E sino a qui nessuna novità. Ma che a dirlo sia il padre della street art, che con stencil o serigrafie incollate sui muri ha sdoganato quel genere di performance artistica che ha le città per galleria – tanto da potersi considerare «il nonno» del supremo Bansky – fa un certo effetto. Si tratta di Ernest Pignon-Ernest, tornato a Napoli in occasione della proiezione di un film sui suoi lavori napoletani nella Settimana Santa del lontano ’88, ma di cui gli abitanti del centro antico ne serbano ancora il ricordo ed è questo l’incredibile svelato dal film di Luca Avanzini e colleghi, sei studenti di Milano e Parigi che hanno proiettato, nottetempo, foto delle opere murarie ormai scomparse sulle stesse facciate di tufo e piperno su cui erano state incollate 25 anni fa.

A differenza di molti graffitari (o dei volgari vandali) il lavoro di Pignon non è invasivo, la sua carta deperisce e muore (dunque la riproduzione dei suoi disegni 25 anni dopo è stata, già nelle intenzioni degli autori del film, una vera resurrezione, magari accolta dalla memoria di chi quelle opere le aveva viste nascere); ma sopratutto Pignon ripropone personaggi o dettagli di grandi opere, ad esempio dalla peste di Luca Giordano o la “Morte della vergine” di Caravaggio, e questi trovano la giusta collocazione in siti monumentali che a quelle opere rimandano. In questo modo Pignon indaga sul rapporto dei napoletani con la propria Storia o riavvicinandoli ad essa attraverso «sudari di carta», che lasciano emergere dalle antiche mura i fantasmi del passato. Niente a che vedere, insomma, con gli sfregi sulle facciate appena restaurate a San Giovanni Maggiore Pignatelli (e non sono i ragazzi dei bassi, il basso è la strada e la casa, non imbratterebbero mai le mura di casa propria) o con le firme a caratteri monumentali degli ultras, inamovibili persino sul campanile di San Lorenzo (nessuno si azzarda a cancellarle).

Pignon, pur mancando da Napoli da 25 anni, centra in pieno una questione portata dai comitati cittadini dinanzi all’Unesco, e nemmeno risolta con il grande Progetto Centro Storico che, pure investendo 100 milioni nel recupero della zona Unesco, non affronta nello specifico il problema della manutenzione spicciola per l’area dichiarata, nel ’95, patrimonio dell’umanità. Proprio ieri la giunta comunale ha approvato un intervento di manutenzione straordinaria dell’arredo urbano nel centro antico, opere per 844 mila euro per via Mezzocannone (ieri, intanto, interessata dal crollo del cornicione di una chiesa: sono 200 quelle abbandonate solo in centro, ndr) Sedile di Porto, via Degli Acquari e via Cortese e per le mura nord-orientali con via Santa Sofia e largo Santissimi Apostoli. Si recupereranno le pavimentazioni e i marciapiedi ed elementi di arredo urbano quali dissuasori, panchine e vegetazione. L’intervento non contempla, però (anche questo) la manutenzione ordinaria di chiese, palazzi e monumenti o il controllo delle isole dei Decumani e soprattutto la pulizia delle facciate imbrattate, operazione sino ad oggi eseguita esclusivamente da un gruppo di giovani volontari del comitato civico di Portosalvo, ad esempio in piazza Mercato e a Santa Chiara, dove nuovi sfregi sono riapparsi immediatamente dopo l’intervento di pulizia. Tra il porto e i Decumani, poi, a cumuli, rifiuti speciali o ingombranti di ogni genere (edili, Eternit o vecchi mobili) sono lasciati allegramente agli angoli delle strade non coperti da telecamere e proprio queste chiede la Municipalità, videosorveglianza per incastrare chi ormai con la propria Storia ha perso ogni contatto.

Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

Tentorio ai commercianti:«Dovete cancellare i murales»

 

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Non ci sono più dubbi sulla «battaglia dei murales» di via San Bernardino, largo Cinque vie e via Moroni. Il sindaco Franco Tentorio ha già preso carta e penna per dare una risposta definitiva ai residenti sul piede di guerra e pure all’associazione per il Borgo San Leonardo (composta da parecchi commercianti), che ha sempre difeso le opere realizzate sulle pareti esterne di palazzi storici. «Non c’era il permesso nè dell’Amministrazione nè della Sovraintendenza — si legge nella lettera del sindaco a una residente. Abbiamo già chiesto all’associazione di via di provvedere alla rimozione di tutti i murales, ricevendo precise rassicurazioni in merito».

Il caso era scoppiato a metà settembre 2013 durante il Bergamo Buskers Festival, primo evento degli artisti di strada a Bergamo (evento patrocinato dal Comune e inserito nel programma di BergamoEstate2013) in cui svariati writers avevano realizzato alcuni graffiti. «L’Associazione per il Borgo San Leonardo — si leggeva nel volantino di presentazione diffuso a settembre — in accordo con i proprietari di alcuni immobili e con il benestare della giunta comunale ha deciso di ripulire le scritte e graffiti di cattivo gusto che appaiono su muri e saracinesche. Verranno riprodotti murales con temi sobri e piacevoli allo sguardo, che abbelliranno in modo temporaneo le zone in attesa di ripulitura». Però i disegni, che riportavano scene di vita quotidiana sullo sfondo di un cielo azzurro molto acceso (persone stilizzate che fanno shopping, una nonnina con il bastone, animali a spasso per la città), non sono piaciute a tutti. Stesso discorso per i dipinti sulle saracinesche dei negozi (una, ad esempio, rappresenta il volto dolce di un bambino che sorride) o la scritta «Borgo San Leonardo» con caratteri medievali sulla parete frontale in largo Cinque Vie. Il giudizio estetico complessivo di alcuni residenti è stato fin da subito categorico: «È uno scempio autorizzato», avevano protestato, lanciando subito una vera e propria azione legale (coinvolti a suon di lettere ed esposti Comune, Soprintendenza, Ministero per i Beni culturali) nel tentativo di far cancellare tutto il prima possibile.

Se mesi dopo, nonostante qualche scaricabarile (l’associazione voleva salvarli, la Soprintendenza spingeva per toglierli, l’amministrazione restava in silenzio), è arrivata la presa di posizione del Comune di Bergamo. «Siamo al corrente che l’associazione per il Borgo San Leonardo dovrà farsi carico della rimozione di tutti i murales — spiega sconsolato il presidente dell’associazione di via Luciano Piro —. Stiamo ancora aspettando che il Comune ci contatti per concordare in che modo intervenire. Su eventuali multe o spese da sostenere non sappiamo ancora nulla ma confermiamo che non disponevamo di alcun permesso scritto per realizzare i murales. C’era solo un lasciapassare “a voce” del vicesindaco Gianfranco Ceci, un accordo che però sembra non conti nulla. Proveremo ancora a convincere l’amministrazione per tenere queste opere, ma sembra quasi inutile». Nei commercianti resta la delusione per quanto accaduto. «Non riusciamo a capire perché si consideri scempio quello che abbiamo creato artisticamente — continua Piro —, volevamo solo ravvivare il borgo. Per quale motivo nessuno in questi anni ha inviato esposti o mail di protesta per quei muri pieni di pasticci e scritte oscene? I nostri murales volevano dare un volto nuovo al borgo, un po’ di colore».

Soddisfatti a metà i residenti che hanno puntato il dito contro le opere degli writers. «Dal punto di vista pratico sembra ancora tutto fermo — raccontano —. Stiamo aspettando di sapere dall’amministrazione quando si passerà dalle parole ai fatti e partiranno questi lavori di cancellazione».

Fonte: http://bergamo.corriere.it

Milano, lezioni contro il graffitismo nelle scuole: preserviamo la città

Quando parliamo di graffitismo, o di graffiti writing, ci riferiamo a quella forma di espressione, culturale e artistica, attraverso degli interventi pittorici sul tessuto urbano.

Questi in ogni caso vengono considerati atti di vandalismo e puniti secondo le leggi vigenti, poichè numerosi writer imbrattano, spesso impunemente, mezzi pubblici o edifici di interesse storico e artistico.
E così ecco che Unicef e l’Associazione Nazionale Antigraffiti hanno deciso di promuovere un’iniziativa che coinvolgerà i bambini delle scuole elementari e medie, al fine di tenere alcune lezioni contro il graffitismo.

L’iniziativa è nata dopo che, nei mesi scorsi, Unicef aveva avviato un progetto nelle scuole, con il consiglio di Zona 1, a seguito del quale è stato chiesto ai ragazzi quali temi avrebbe voluto affrontare in prima persona.

Tra le preferenze esposte dai ragazzi c’era proprio la pulizia delle città, e più specificamente quella dei muri.
Le due associazioni, dunque, incontreranno a Milano centinaia di studenti fra i 10 e i 13 anni per illustrare loro concetti come “vandalismo”, “sfida alla legalità” e “graffitismo vandalico”.

Durante gli incontri nelle classi, che dureranno due ore e potranno ripetersi di settimana in settimana, agli studenti sarà raccontata la storia del writing, a partire dai graffiti lasciati a Los Angeles negli anni Sessanta dalle bande di latinos, fino ad arrivare alla deriva vandalica di chi oggi incide con punteruoli le vetrine dei negozi del Ticinese.
Al termine del corso, poi,  i ragazzi verranno muniti di rulli, vernice e solventi per ripulire un luogo della città a loro scelta, che non sia per forza la propria scuola.
Il primo istituto che sarà visitato dai delegati Unicef e dagli attivisti antigraffiti, giovedì 27 febbraio, sarà la scuola media Cavalieri, in via Ariberto 14.
Nei giorni successivi, invece, sarà la volta delle scuole elementari e medie Diaz, con sedi in via Crocefisso e via Beltrami, della scuola media Beltrami, in piazza Massaia, della scuola media Majno, in via Quadronno, e della scuola civica Manzoni, in piazza XXV Aprile.

Fabiola Minoletti, portavoce dell’Associazione antigraffiti, ha dichiarato:

“Cominciamo dalle scuole del centro perchè lì i ragazzi hanno espresso il maggiore interesse per la tematica del writing e del rispetto degli spazi pubblici. E’ bello che lo spunto venga da loro e non dagli adulti…”

Dopo il centro, però, l’intenzione è quella di portare il progetto in altri quartieri, tant’è che le due associazioni hanno già stretto contatti con scuole della zona Buenos Airesviale Abruzzi.
Lo scopo di questo progetto, dunque, è quello di preservare il valore artistico delle città, spesso compromesso dall’imbrattamento selvaggio che, in questi casi, non ha nulla a che fare con l’arte.

Fonte: www.repubblica.it

Graffiti: arte o vandalismo? Facciamo chiarezza..

foto:windoweb.it

La pratica dei murales è percepita dalla società come una vera e propria piaga: attività che lede il decoro delle città e dei patrimoni artistici.

I writers, in quanto deturpatori di proprietà pubbliche e private, vengono comunemente definiti“vandali”Alcune persone ritengono, invece, si debba distinguere tra semplici imbrattatori e veri e propri artisti.

writers, a prescindere dalla complessità delle loro opere, sono invece convinti di appartenere a una categoria distinta: quella dei nuovi artisti.

Così come nell’antichità l’uomo primitivo graffiava le grotte, oggi i writers consumano bombolette sui muri urbani. Poco è cambiato, a conti fatti.

I murales, o i graffiti in generale, sono da sempre un mezzo di comunicazione di massa che consente di gridare, seppur in silenzio e a costo zero, le verità di gruppi di persone.

Da un punto di vista sociologico, le ragioni che spingono i writers a “imbrattare” beni altrui sono:

1. voglia di evadere, magari rappresentando mondi fantastici;

2. voglia di colorare, quindi dare vita alle grigie città;

3. voglia di scuotere le coscienze umane e di interrompere la frenesia del mondo, sempre in corsa contro il tempo;

4. necessità di protestare contro una società ricca di contraddizioni, in cui spesso il potere si serve del diritto per reprimere le minoranze e portare avanti l’ideologia del momento.

I writers non accettano, inoltre, che la società preservi e promuova i graffiti del neolitico o gli affreschi egizi e non le loro opere creative. Sono convinti che anche i semplici scarabocchi o simbolisiano espressioni artistiche pregne di significato.

In sociologia, si tende ad accomunare i murales ai cartelloni pubblicitari in termini di impatto visivo e contenutistico. L’unica differenza risiederebbe nello scopo sotteso: inviare un messaggio gratuito, nel primo caso, e perseguire uno scopo di lucro nel secondo.

Tuttavia, se è vero che l’arte non deve essere ostacolata, è anche vero che non può essere imposta. L’arte deve essere ricercata in base alle proprie attitudini e al proprio gradimento.

La cosa che aggrava il quadro è che tutto ciò avviene a spese altrui, in quanto i costi per il recupero dei beni deturpati grava su chi “subisce” questa forma d’arte.

Poco allettante sarebbe per chiunque l’idea di svegliarsi al mattino e trovare un proprio bene imbrattato, soprattutto se dietro a esso si celano le fatiche e i risparmi di una vita. L’arte è anche rispetto per gli altri.

Senza poi parlare dei casi in cui neo-espressioni artistiche vengono impresse su opere d’arte preesistenti. Deturpare l’arte con la propria “creatività” è una grossa forma di inciviltà, e questo cozza con il concetto di artista.

Si esige democrazia, ma se ne contraddicono quotidianamente i presupposti. Con questo atteggiamento, però, ciascuno resterà saldamente arroccato sulle proprie posizioni.

Se è davvero il dialogo che si vuole, si faccia di tutto per renderlo costruttivo.

In una società civile, si devono contemperare due opposte esigenze: il diritto di esprimersi liberamente, senza che vengano ostacolate le proprie manifestazioni artistiche, e il diritto di scegliere se accettare o meno la presenza dell’altrui arte, magari a scapito della proprietà privata o del bene pubblico.

Concetto da tener presente è che, la libertà di ciascuno finisce laddove inizia la libertà altrui. Solo in questo modo si delimitano reciproci spazi di libertà, equipollenti gli uni agli altri.

Quando il buonsenso non consente a ciascuno di capire fin dove ci si può spingere senza violare il precetto del “non danneggiare gli altrui diritti” [1], interviene la legge ponendo dei paletti all’arbitrio umano.

Per rendere meno rigidi questi confini è necessario giungere a un compromesso.

Si potrebbero adibire zone ad hoc, come si fa ormai in molte città del mondo. Questo punto accende però grosse polemiche, in quanto i writers ritengono che tale soluzione costituisca un’ennesima forma di imposizione proveniente dallo Stato. È quasi come se li si volesse ghettizzare.

Senza un atteggiamento di apertura  non si approderà mai da nessuna parte.

Non è giusto reprimere l’arte come non lo è  costringere i privati e le amministrazioni, quindi indirettamente i cittadini, a sostenere ingenti spese per il recupero dei beni violentati!

Una soluzione potrebbe rinvenirsi proprio nel codice penale [2], con riferimento al concetto diconsenso dell’avente diritto.

Questa causa di esclusione della responsabilità prevede che chi è titolare di un diritto, del quale può disporre, ha la possibilità di rinunciare alla tutela dello stesso. Per cui se al proprietario di un edificio piace l’idea di un murales sulla facciata di casa potrebbe autorizzare un writer a dare sfogo alla sua creatività su di essa.

Tuttavia, vivendo in una società civile, anche il proprietario esclusivo di un bene deve attenersi ad alcune regole. In particolare, dovrà rispettare i vincoli imposti da un eventuale “piano del colore”[3] o da un “regolamento condominiale”.

Superato il problema dei regolamenti, e compatibilmente con essi, potrebbe anche trovarsi un punto di incontro e, perché no, magari riuscire a riproporre il modello offerto dalla “Perla del Tirreno”,Diamanteconnubio perfetto tra arte e decoro.

Ma questo non saremo noi a deciderlo, perlomeno in questa sede. Ai posteri, dunque, l’ardua sentenza!

[1] Principio del “Neminem laedere”: non danneggiare nessuno.

[2] Art 50 c.p.

[3] Il piano del colore è un regolamento comunale che indica i criteri da seguire e cui uniformarsi per garantire una valorizzazione cromatica del complesso urbano, in un’ottica di insieme.

(“La Legge per Tutti” è un portale che spiega e traduce, in gergo non tecnico, la legge e le ultime sentenze, affinché ogni cittadino possa comprenderle. I contenuti di queste pagine sono liberamente utilizzabili, purché venga riportato anche il link e il nome dell’autore).

 Sito amministrato dallo Studio Legale Avv. Angelo Greco (www.avvangelogreco.it). Nell’ambito del diritto civile, svolge consulenza alle imprese, diritto della rete e diritto d’autore, diritto dei consumatori, privacy, procedure espropriative.

fonte: associazioneantigraffiti.it

I graffiti dipinti sull’aria

(Foto di GERARDO ADINOLFI)

A volte bastano anche semplici idee per ottenere delle opere originali, ecocompatibili e gradevoli da osservare. Le foto ritraggono dei graffiti “disegnati nell’aria”, montati su pannelli fatti di uno speciale materiale trasparente. E’ una tecnica particolare che dà l’impressione che la vernice si fissi direttamente sull’aria creando pareti colorate. La  mostra all’aperto è sul Lungarno Pecori Giraldi,a Firenze, nell’area dell’ex mercatino multietnico. Tra gli alberi i pannelli regalano disegni colorati fatti da writers provenienti da tutto il mondo. 

Fonte: LaRepubblica.it

 le altre foto: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/09/24/foto/i_murales_dipinti_sull_aria-43158097/1/

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