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I cittadini si occupano dei ‘beni comuni’: le nuove regole

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Bologna fa da apripista a un progetto, supportato da Labsus, che vede la collaborazione tra Comune e cittadini: il primo ci mette materiali e servizi, i secondi la manodopera. Ecco i quartieri interessati.

Bologna, 22 febbraio 2014 – Un ‘patto di collaborazione’ fra Comune e cittadini che vogliono prendersi cura dei beni comuni (come spazi urbani, strade, scuole, biblioteche, musei) presenti nel proprio territorio. A renderlo possibile è un regolamento comunale da oggi a disposizione delle amministrazioni che lo desiderano. Un’aiuola da riprogettare, una scuola da pitturare, una biblioteca da riorganizzare: ora questi piccoli ma importanti interventi per la qualità della vita di una comunità potranno essere promossi e realizzati da semplici cittadini, singolarmente o associati, senza rischiare di incorrere, secondo la legislazione vigente, in una sanzione in quanto beni comuni.

Il regolamento-tipo, il primo in Italia – presentato oggi a Bologna che ne è il primo campo applicativo – è frutto di una sperimentazione durata circa due anni promossa dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, realizzato dal comune di Bologna con il supporto scientifico di Labsus (Laboratorio per la sussidiarietà). Sono tre i quartieri della città interessati: Navile, San Donato e Santo Stefano; hanno collaborato anche alcune associazioni dei cittadini.

Il ‘patto’ prende forma dall’interesse di un cittadino, o di cittadini, verso un bene; ne parla quindi con un funzionario addetto del Comune e se l’idea piace il Comune la pubblicizza sul sito così da coinvolgere anche altre persone. Obiettivi e percorsi sono oggetto del ‘patto di collaborazione’, firmato dalle parti. L’amministrazione comunale può mettere a disposizione materiali e servizi (ad esempio per la raccolta rifiuti), può prevedere convenzioni con negozi per l’acquisto di prodotti, magari rimborsare il costo di qualche spesa. I cittadini mettono a disposizione tempo e competenze, lavorano in modo del tutto gratuito. Il progetto ‘Le città come beni comuni’ (www.cittabenicomuni.it) rappresenta – spiegano i promotori – la prima ‘traduzione’ mai realizzata nel nostro paese del principio costituzionale della sussidiarietà.

“Oggi – afferma Gregorio Arena, presidente di Labsus – di fronte ad un cittadino che vernicia una panchina un vigile può anche elevare una multa sulla base del principio vigente che dei beni comuni si occupano gli enti pubblici. Il regolamento che abbiamo messo a punto, e che per essere operativo deve essere approvato dal Consiglio comunale, cambia il rapporto fra cittadini ed amministrazione. Favorisce la collaborazione e le relazioni fra persone. C’è molto interesse su questi argomenti”.

Da domani sul sito di Labsus (www.lapsus.org), il regolamento sarà a disposizione di tutti i comuni italiani che potranno utilizzarlo adattandolo ed integrandolo secondo le proprie esigenze.

Fonte: Il Resto del Carlino