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Archivi Mensili: marzo 2014

Pignon: «I Decumani rovinati dai writers, salvate la vostra Storia»

Decumani - Napoli
«Sono veramente rammaricato di aver trovato il centro storico di Napoli deturpato e sfregiato da graffiti selvaggi, alcune insulae dei Decumani le ho ritrovate, dopo 25 anni, completamente coperte di scritte con vernice spray e questo non è bene: ho lavorato a lungo sul rapporto dei napoletani con la propria Storia e le tracce di questa Storia, mi rincresce, oggi stanno scomparendo», nell’incuria e nel vandalismo: è la logica conclusione omessa per carità di Patria. E sino a qui nessuna novità. Ma che a dirlo sia il padre della street art, che con stencil o serigrafie incollate sui muri ha sdoganato quel genere di performance artistica che ha le città per galleria – tanto da potersi considerare «il nonno» del supremo Bansky – fa un certo effetto. Si tratta di Ernest Pignon-Ernest, tornato a Napoli in occasione della proiezione di un film sui suoi lavori napoletani nella Settimana Santa del lontano ’88, ma di cui gli abitanti del centro antico ne serbano ancora il ricordo ed è questo l’incredibile svelato dal film di Luca Avanzini e colleghi, sei studenti di Milano e Parigi che hanno proiettato, nottetempo, foto delle opere murarie ormai scomparse sulle stesse facciate di tufo e piperno su cui erano state incollate 25 anni fa.

A differenza di molti graffitari (o dei volgari vandali) il lavoro di Pignon non è invasivo, la sua carta deperisce e muore (dunque la riproduzione dei suoi disegni 25 anni dopo è stata, già nelle intenzioni degli autori del film, una vera resurrezione, magari accolta dalla memoria di chi quelle opere le aveva viste nascere); ma sopratutto Pignon ripropone personaggi o dettagli di grandi opere, ad esempio dalla peste di Luca Giordano o la “Morte della vergine” di Caravaggio, e questi trovano la giusta collocazione in siti monumentali che a quelle opere rimandano. In questo modo Pignon indaga sul rapporto dei napoletani con la propria Storia o riavvicinandoli ad essa attraverso «sudari di carta», che lasciano emergere dalle antiche mura i fantasmi del passato. Niente a che vedere, insomma, con gli sfregi sulle facciate appena restaurate a San Giovanni Maggiore Pignatelli (e non sono i ragazzi dei bassi, il basso è la strada e la casa, non imbratterebbero mai le mura di casa propria) o con le firme a caratteri monumentali degli ultras, inamovibili persino sul campanile di San Lorenzo (nessuno si azzarda a cancellarle).

Pignon, pur mancando da Napoli da 25 anni, centra in pieno una questione portata dai comitati cittadini dinanzi all’Unesco, e nemmeno risolta con il grande Progetto Centro Storico che, pure investendo 100 milioni nel recupero della zona Unesco, non affronta nello specifico il problema della manutenzione spicciola per l’area dichiarata, nel ’95, patrimonio dell’umanità. Proprio ieri la giunta comunale ha approvato un intervento di manutenzione straordinaria dell’arredo urbano nel centro antico, opere per 844 mila euro per via Mezzocannone (ieri, intanto, interessata dal crollo del cornicione di una chiesa: sono 200 quelle abbandonate solo in centro, ndr) Sedile di Porto, via Degli Acquari e via Cortese e per le mura nord-orientali con via Santa Sofia e largo Santissimi Apostoli. Si recupereranno le pavimentazioni e i marciapiedi ed elementi di arredo urbano quali dissuasori, panchine e vegetazione. L’intervento non contempla, però (anche questo) la manutenzione ordinaria di chiese, palazzi e monumenti o il controllo delle isole dei Decumani e soprattutto la pulizia delle facciate imbrattate, operazione sino ad oggi eseguita esclusivamente da un gruppo di giovani volontari del comitato civico di Portosalvo, ad esempio in piazza Mercato e a Santa Chiara, dove nuovi sfregi sono riapparsi immediatamente dopo l’intervento di pulizia. Tra il porto e i Decumani, poi, a cumuli, rifiuti speciali o ingombranti di ogni genere (edili, Eternit o vecchi mobili) sono lasciati allegramente agli angoli delle strade non coperti da telecamere e proprio queste chiede la Municipalità, videosorveglianza per incastrare chi ormai con la propria Storia ha perso ogni contatto.

Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

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Milano: rimozione di biciclette bloccata dalla burocrazia

L’ obiettivo posto dal Comune di Milano è quello di far sparire le biciclette abbandonate per le  strade di Milano, legate ai pali o agli archetti.

bici«Il provvedimento del Comune che prevede che siano i vigili a segnalare la presenza di bici abbandonate non ha fatto altro che intralciare il normale lavoro di rimozione – dice Fabiola Minoletti, del comitato di residenti Abruzzi-Piccinni – la colpa non è della polizia locale, ma dei criteri stabiliti dal Comune per potere dichiarare una bicicletta “in stato di effettivo abbandono”».

– La delibera della giunta comunale dello scorso 5 luglio – che porta la firma dell’assessore alla Polizia locale, Marco Granelli – prevede che i vigili di quartiere verifichino la presenza di biciclette abbandonate, vi appongano un adesivo e tornino dopo 20 giorni. Se la bici è ancora dove era stata avvistata la prima volta, Amsa (Azienda Milanese Servizi Ambientali) procede alla rimozione.

Purtroppo però la sperimentazione non è riuscita e questo perché, come suggerisce Fabiola Minoletti del comitato di residenti Abruzzi-Piccinni,:  «Il provvedimento del Comune che prevede che siano i vigili a segnalare la presenza di bici abbandonate non ha fatto altro che intralciare il normale lavoro di rimozione. »

Il problema, infatti,  è dato dai criteri in base a cui i vigili di quartiere sono chiamati a individuare le bici abbandonate: i mezzi devono essere «privi di catena o ingranaggi indispensabili al funzionamento, di entrambe le ruote, oppure del manubrio, oppure con il telaio deformato». Tuttavia molto raro che una bici abbandonata sia priva di entrambe le ruote, visto che spesso vengono legate proprio passando la catena fra i raggi; inoltre il manubrio è una delle ultime parti a essere rubate. Così, per via di criteri troppo ristretti non vengono rimosse più biciclette.

Il risultato è che «Amsa, che un tempo procedeva alla rimozione delle biciclette seppur con tempi lunghi, ora ha le mani legate dalla burocrazia», spiega la Minoletti.

 

 

Denuciato un giovane per la bomba carta

ASCOLI – I carabinieri del Nucleo operativo del comando provinciale di Ascoli hanno denunciato alla Procura della Repubblica un giovane ascolano ritenuto l’esecutore materiale del lancio di una bomba carta all’interno del giardino di un bar ubicato in via IV Novembre, traversa di Piazza Diaz. Nei suoi confronti è stato ipotizzato il reato di danneggiamento. Gli investigatori hanno preso in esame il filmato delle telecamere di sicurezza che si trovano posizionate in piazza Diaz. Le immagini mostrano un ragazzo, mentre transita lungo via IV Novembre, che cerca di mimetizzare il volto coprendosi il capo con il cappuccio del giubbotto. Secondo gli investigatori ci si potrebbe trovare davanti ad un’azione intimidatoria commissionata da chi aveva interesse a mettere sotto pressione il gestore del nuovo bar.Image

Tentorio ai commercianti:«Dovete cancellare i murales»

 

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Non ci sono più dubbi sulla «battaglia dei murales» di via San Bernardino, largo Cinque vie e via Moroni. Il sindaco Franco Tentorio ha già preso carta e penna per dare una risposta definitiva ai residenti sul piede di guerra e pure all’associazione per il Borgo San Leonardo (composta da parecchi commercianti), che ha sempre difeso le opere realizzate sulle pareti esterne di palazzi storici. «Non c’era il permesso nè dell’Amministrazione nè della Sovraintendenza — si legge nella lettera del sindaco a una residente. Abbiamo già chiesto all’associazione di via di provvedere alla rimozione di tutti i murales, ricevendo precise rassicurazioni in merito».

Il caso era scoppiato a metà settembre 2013 durante il Bergamo Buskers Festival, primo evento degli artisti di strada a Bergamo (evento patrocinato dal Comune e inserito nel programma di BergamoEstate2013) in cui svariati writers avevano realizzato alcuni graffiti. «L’Associazione per il Borgo San Leonardo — si leggeva nel volantino di presentazione diffuso a settembre — in accordo con i proprietari di alcuni immobili e con il benestare della giunta comunale ha deciso di ripulire le scritte e graffiti di cattivo gusto che appaiono su muri e saracinesche. Verranno riprodotti murales con temi sobri e piacevoli allo sguardo, che abbelliranno in modo temporaneo le zone in attesa di ripulitura». Però i disegni, che riportavano scene di vita quotidiana sullo sfondo di un cielo azzurro molto acceso (persone stilizzate che fanno shopping, una nonnina con il bastone, animali a spasso per la città), non sono piaciute a tutti. Stesso discorso per i dipinti sulle saracinesche dei negozi (una, ad esempio, rappresenta il volto dolce di un bambino che sorride) o la scritta «Borgo San Leonardo» con caratteri medievali sulla parete frontale in largo Cinque Vie. Il giudizio estetico complessivo di alcuni residenti è stato fin da subito categorico: «È uno scempio autorizzato», avevano protestato, lanciando subito una vera e propria azione legale (coinvolti a suon di lettere ed esposti Comune, Soprintendenza, Ministero per i Beni culturali) nel tentativo di far cancellare tutto il prima possibile.

Se mesi dopo, nonostante qualche scaricabarile (l’associazione voleva salvarli, la Soprintendenza spingeva per toglierli, l’amministrazione restava in silenzio), è arrivata la presa di posizione del Comune di Bergamo. «Siamo al corrente che l’associazione per il Borgo San Leonardo dovrà farsi carico della rimozione di tutti i murales — spiega sconsolato il presidente dell’associazione di via Luciano Piro —. Stiamo ancora aspettando che il Comune ci contatti per concordare in che modo intervenire. Su eventuali multe o spese da sostenere non sappiamo ancora nulla ma confermiamo che non disponevamo di alcun permesso scritto per realizzare i murales. C’era solo un lasciapassare “a voce” del vicesindaco Gianfranco Ceci, un accordo che però sembra non conti nulla. Proveremo ancora a convincere l’amministrazione per tenere queste opere, ma sembra quasi inutile». Nei commercianti resta la delusione per quanto accaduto. «Non riusciamo a capire perché si consideri scempio quello che abbiamo creato artisticamente — continua Piro —, volevamo solo ravvivare il borgo. Per quale motivo nessuno in questi anni ha inviato esposti o mail di protesta per quei muri pieni di pasticci e scritte oscene? I nostri murales volevano dare un volto nuovo al borgo, un po’ di colore».

Soddisfatti a metà i residenti che hanno puntato il dito contro le opere degli writers. «Dal punto di vista pratico sembra ancora tutto fermo — raccontano —. Stiamo aspettando di sapere dall’amministrazione quando si passerà dalle parole ai fatti e partiranno questi lavori di cancellazione».

Fonte: http://bergamo.corriere.it

Il progetto delle scuole in legno

Ha preso il via a Milano il progetto che prevede la sostituzione di quattro edifici scolastici con altrettanti strutture in legno, grazie alla collaborazione fra il Comune e FederlegnoArredo.

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Il 15% degli edifici scolastici italiani è stato costruito prima del 1945 e mille di essi sono risalenti all’Ottocento. Secondo i dati forniti dal MIUR sull’anagrafe dell’edilizia scolastica, solo il 30% degli edifici ha meno di 30 anni, appena l’8% è stato progettato secondo le normative antisismiche malgrado il 50% sorge in aree a forte rischio, e 1 su 2 non dispone di una scala di sicurezza esterna.

La condizione degli edifici che ogni giorno ospitano migliaia di alunni ci fa riflettere sulla necessità di una riqualifica degli stessi; se poi è possibile realizzare un gran numero di scuole in tempi ridotti e con una serie di vantaggi in più grazie all’utilizzo di materiali ecosostenibili allora non ci sono più scusanti perché non si dia il via a progetti come questo.
Secondo uno studio dei tecnici del Comune di Milano, infatti, la costruzione di un edificio in legno di 15 classi richiederebbe otto mesi contro i quasi due anni di una scuola tradizionale inoltre è possibile modificare rapidamente la composizione delle aule e l’organizzazione degli ambienti interni.
Per non parlare dei benefici che ne trarrebbe l’ambiente: ogni metro cubo di legno utilizzato in sostituzione di un altro materiale da costruzione è in grado di immagazzinare 0,9 tonnellate di CO2: un risultato che si ottiene anche quando è impiegato per costruire un edificio. Inoltre il legno è un materiale isolante al punto da garantire, nell’edilizia scolastica, un risparmio sul piano energetico di circa il 40 per cento rispetto alle strutture tradizionali.

Eppure non sono solo questi i vantaggi. Secondo il noto architetto Mario Cucinella, infatti “progettare un nuovo spazio , far vivere i bambini in una scuola bella, luminosa, con la luce, con il verde” è già sinonimo di EDUCARE, in quanto, aggiunge, “lo spazio condiziona i comportamenti e i bambini si ricordano dei luoghi dove hanno giocato.”

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