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La rivoluzione del colore al Marino del Tronto

Murales Marino del Tronto
Dopo le opere realizzate nella sala colloqui della sezione giudiziaria e quelle che hanno visto la decorazione del lungo corridoio che porta alle sale didattiche, una nuova ondata di colore arriverà in uno dei luoghi più delicati del carcere ascolano di Marino del Tronto. La sala colloqui in cui i detenuti al 41 bis incontrano i propri bambini e i familiari, e anche in un angolo del cortile interno. Il progetto ‘Coloriamo il carcere’ è entrato ieri nella terza fase, con la consegna simbolica di vernici colorate alla direttrice dell’istituto Lucia Di Feliciantonio, da parte di due testimonial d’eccezione. Il presidente del Tribunale di Ascoli Piceno, Fulvio Uccella e il presidente di Confindustria Bruno Bucciarelli. Alle 15, di fronte ai cancelli del supercarcere, è avvenuta la consegna, a cui hanno partecipato anche due detenuti ammessi al lavoro esterno in base all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. “PERCHÉ La vostra vita sia sempre piena di colore”, ha sottolineato il presidente Uccella rivolgendosi ai due detenuti, e rinnovando l’entusiasmo per un progetto che mira a portare un po’ di vita anche all’interno delle mura grigie del carcere. Un progetto che ha visto la partecipazione anche di giovani writers, pronti a portare la luce in un luogo, come quello del carcere, ancora troppo pieno di ombre e pregiudizi. La terza fase del progetto, coordinato dalla giornalista Teresa Valiani che è direttore del giornale del supercarcere ‘Io e Caino’, è partita proprio grazie all’interessamento del presidente del Tribunale, e di quello di Confindustria, che hanno reperito i fondi necessari all’acquisto di vernici e spray che verranno utilizzati. La sala colloqui per i detenuti sottoposti al regime del carcere duro, vedrà impegnati i ragazzi che hanno lavorato in corridoio: il writer ascolano Simone Galiè e le studentesse Marta Alvear Calderon, Laura Galetti e Annalisa Accica, affiancati dai detenuti che vorranno partecipare. Colorare il carcere vuole essere soprattutto un modo per riportare la luce in un luogo come il carcere, luce intesa come speranza. Speranza che vuol dire opportunità di lavoro per i detenuti, una volta usciti. OPPORTUNITÀ su cui il presidente di Confindustria Bucciarelli ha espresso la propria disponibilità. E che secondo la direttrice del carcere, Lucia Di Felciantonio, vuol dire formazione e istruzione dei detenuti all’interno, da sviluppare poi all’esterno. “Lo scorso anno – sottolinea la direttrice – sono stati otto i detenuti che hanno preso il diploma di scuola media, e ce ne sono altri che stanno seguendo un percorso formativo”. E c’è anche un detenuto al 41 bis, 40enne meridionale, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza. Studia privatamente, per poi dare gli esami in videoconferenza. E’ il suo modo per riscattarsi, e forse è l’esempio più eclatante di come il carcere possa cambiare la vita in positivo.

Dal  Il Resto del Carlino – Ascoli

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