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Lettera aperta agli imbrattatori: Non vedo alcun futuro per voi

Col favore delle tenebre, oppure di giorno, approfittando della mancanza di controlli o di un momento in cui nessuno si trovava a passare nella pubblica via, avete imbrattato due muri di travertino, che da secoli sfidano l’usura del tempo e la violenza dei terremoti, ma nulla possono, oggi, contro la micidiale bomboletta spray.

Rosso e nero, uno spruzzo e via: la mano sacrilega ha cancellato il lavoro stupendo di abili “maestri di pietra”  e deturpato un monumento tra i più belli della nostra città, l’abside della chiesa di San Pietro Martire (la scritta è ora in parte coperta dal contenitore per la raccolta di abiti usati), e il muro di cinta di un giardino in Rua delle Stelle, meglio conosciuta come ‘Rrete li mierghie’, uno degli angoli più caratteristici della città antica.

Stento a chiamarvi ‘writers’, come si usa, e a dare una parvenza di arte all’azione stupida, becera e indegna di un paese civile che avete compiuto.

Più icasticamente vi considero imbrattatori, barbari, maleducati, incivili, vili, perché avete agito di notte.

Come potete essere fieri di quello che avete fatto, simbolo della vostra incapacità di vivere in una comunità, del vostro egoismo, della vostra insicurezza e del vostro vuoto interiore? Noia, sazietà, ignoranza, paura di vivere, quel gesto riassume tutto ciò che di brutto accompagna la vostra vita. Solo consumo e nessuna bellezza.

Vorrei sbagliarmi, ma credo che non avete nulla da dire e da dare alla ragazza, che amate, e alla città dove siete nati.

Come può, Pucci,amare uno che compie un’azione simile ed è pure recidivo, avendo in precedenza deturpato con la stessa scritta il muro nelle vicinanze dell’ingresso alla sacrestia? L’amore, quello vero, chiede gesti antichi di affetto,tenerezza e dolcezza, non azioni così sporche: «Amore e ‘l cor gentil sono una cosa», dice Dante nella ‘Vita nova’.

Caro Timbro P. K.: come si può essere orgogliosi di un’azione tanto inutile, quanto sciocca? Stento a credere che si possa provare gioia nel deturpare un muro, con frasi ‘cucciukù’ e ‘ciucciukà’ senza senso, suoni inarticolati di animali selvaggi.

Come si può essere un amico, un amico sincero di Flavio, se poi si scrive su un muro che egli ‘puzza’? O di Sonny, che è una ‘cacca’? Strana amicizia la vostra, che non ha nulla a che vedere con una delle esperienze umane più belle, celebrata da autori come Aristotele, Cicerone e Brunetto Latini, e da cantanti come Guccini, Cocciante, Laura Pausini,Vecchioni e Ramazzotti.

VI SFIDO, se avete coraggio e siete convinti della bontà di quello che avete compiuto, a dirlo ai vostri genitori, o a rendere pubblico il vostro nome, cognome ed indirizzo: questo significa essere responsabili delle proprie azioni.

Oppure a prendere la bomboletta spray e a sporcare i muri delle stanze della vostra abitazione o a ripetere quelle scritte sulla fiancata dell’autovettura dei vostri genitori.

Vi vedo sorridere, divertiti: «non siamo mica scemi a dire il nostro nome, e casa nostra non si tocca».

Allora io vi dico: voi sarete sempre degli esclusi e non ci potrà essere amicizia e amore per voi, quelli veri naturalmente. Non vedo futuro in voi, e me ne dispiace tanto, perché siete ascolani come me.

La nostra città merita ben altro, che due stupidi imbrattatori.

Serafino Castelli

fonte:il resto del carlino

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